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AGDI - NEWS: Una pubblicità fuorviante: I commenti

 

 

05/07/05
Mi associo ai complimenti di Sergio, mi astengo da ulteriori commenti che potrebbero essere solo offensivi, sollecito l'AGD Italia a continuare nella sua opera di divulgazione "corretta" sulle problematiche del Diabete Giovanile augurandomi che altrettanto facciano le altre associazioni.
 

Franco Cantarella
AGD Sicilia

 

04/07/05
Caro Sergio
Ho letto su www.agditalia.it il tuo commento.
Alla larga dai Soloni!!!. Le tue parole ci hanno restituito quello che normalmente dovrebbe essere il vecchio sano buon senso, alla larga dalla retorica portata avanti da persone che non so se definire più ignoranti o in mala fede.
E' semplicemente criminale ingannare l'opinione pubblica sostenendo che una dieta scorretta scateni il diabete nel bambino! Oggi lo sanno anche i sassi che il diabete infantile ha una patogenesi  diversa da quello dell'adulto, e che questa demagogica campagna pubblicitaria non può che danneggiarci. Trovo vergognoso che qualche nostra associazione abbia avallato questa plateale ed antiscientifica menzogna.
Come rappresentanti della nostra AGD ci associamo alla tua protesta.
Un saluto affettuoso

Annalucia
[Prof. Carlo Monteforte]
AGD Pavia

 

04/07/05

I miei figli (25 e 21 anni) mi hanno rinfacciato per l'ennesima volta la loro "infanzia infelice": davo loro per merenda alle scuole elementari carote, finocchi, fette tostate, frutta, mentre i loro compagni si ingozzavano di pizza, focacce, merendine .......
A dar retta alla pubblicità del Ministero della Salute, che circola in questo periodo a Milano, io ero la mamma ottimale per prevenire l'insorgenza del diabete.

Peccato!!!!

Mio figlio è diventato diabetico a 11 anni, senza che in famiglia ci fosse 1 solo parente con questa patologia e avendo sempre seguito un'alimentazione più che corretta.

Mi chiedo perchè associazioni del diabete giovanile avallino pubblicità ingannevoli come questa invece di informare seriamente la gente sulle discriminazioni che i nostri figli vivono quotidianamente (vedi: patente, lavoro, ecc..)

Lo fanno solamente per vedere la loro sigla stampata sui cartelloni pubblicitari ??

Rosaria Bossi

p.s.: commento dei miei figli: "... non hai prevenuto un c...., e ci hai rovinato le merende dell'intervallo"

 

04/07/05

Sono talmente arrabbiata che non so da dove cominciare. 

Mi rifiuto di pensare che almeno le persone impegnate nella rappresentanza del diabete giovanile perchè genitori di bimbi o perchè bimbi cresciuti, il cui diabete rimane sempre di tipo 1, o vogliamo mettere in dubbio anche questo e riscrivere di nuovo la diabetologia?  possano permettere una simile confusione.
Confusione che non giova soprattutto ai giovani. Infatti dopo quasi trent'anni gli atteggiamenti e le conoscenze della società non si sono discostate molto dal passato, perchè se da una parte un gruppo di associazioni che pensavano di aver capito, ma forse non hanno capito niente, parlano di abbattere l'ignoranza, vera nemica di chi ha il diabete di tipo1, dall'altra parte altre associazioni fanno in modo di azzerare ogni piccolo sforzo evolutivo. 

Posso capire che i signori ministri  o chi per loro ignorano le differenze e non hanno conoscenze corrette sul diabete, ma mi rifiuto di pensare che chi li contatta, associazioni e medici non si sforzino di evitare confusioni.
A volte mi domando perchè?
Perchè abbiamo una società che ama farsi rappresentare dagli imbecilli?
Perchè se non diamo notizie terroristiche nessuno ci ascolta?
Perchè l'insulina fa paura per cui se si parla soltanto di diabete di tipo alimentare nessuno ascolta e allora utilizziamo quei poveracci che devono fare l'insulina?
Perchè quei medici pediatri delegati a rappresentare la diabetologia giovanile  non hanno il coraggio di difendere i loro "pazienti"?

Cosa devono fare quei genitori che hanno avuto la disgrazia di imparare le cose giuste, o almeno così pensavano, per zittire quei genitori e quegli adulti che hanno imparato ad usare il diabete per farsi pubblicità o per sentirsi importanti?

Penso che debbano fisicamente eliminarli, visto che sono duri a morire nella loro ignoranza e, purtroppo trovano chi li ascolta.  Non scherzo, penso che in alcuni momenti il dialogo non esiste.
Come si può dialogare con chi distrugge decenni di lavoro, con chi non ha capito che il diabete di tipo 1 non si previene, si prevengono le complicanze. L'impegno deve essere rivolto  invece, a conservare la serenità dei bimbi, dei giovani e delle loro famiglie. Serenità garantita da una consapevole educazione al controllo necessaria in una patologia cronica e ad un alleggerimento della burocrazia che circonda il nostro mondo.

Doriana D'Attilio D'Alimonte
(A.G.D.ABRUZZO)

 

04/07/05 Effettivamente mi pare fuorviante.

Capisco che in un motto pubblicitario, che per essere efficace deve essere breve ed incisivo, non c’è spazio per le precisazioni, ma una scelta del genere aiuta a:
1-       aumentare la confusione sul modo di rapportarsi con i diabetici
2-       confermare il pregiudizio che, in fondo in fondo, il diabetico “è causa del suo male, insomma se l’è cercata a causa del disordine alimentare!”

Invece va detto chiaramente che il diabete di tipo 1, la cui predisposizione è scritta nel codice genetico, non è nemmeno ereditario; va detto che chiunque può ritrovarsi diabetico I.D. da un giorno all’altro; va detto che i diabetici di tipo 1 hanno ricevuto dalla probabilità questo “dono” senza poter far nulla per prevenirlo e che sono generalmente persone che hanno acquisito un’ottima disciplina di vita.
Alcuni di loro hanno dimostrato questa capacità di autocontrollo, certamente superiore alla media delle persone “normali”, compiendo imprese che richiedono grande controllo delle proprie risorse per superare i limiti imposti dall’abilità, dalla fatica, dalla fragilità umana.

Come l’ANIAD ci insegna, atleti diabetici hanno scalato vette alte 8000 metri e praticano ogni giorno sport difficili ed impegnativi.

Sono stupito che sia stata selezionata una simile campagna stampa; non mancavano certo le alternative ai possibili messaggi sul diabete che si potevano diffondere (“un diabetico intelligente è il miglior medico di sé stesso”, “combattere il diabete con l’informazione”, “perché il diabete non cambi la vita”, “facciamo luce sul diabete”, “io ho il diabete, e tu?”, ecc…).

Paolo Caminiti
genitore di giovane diabetico di tipo 1

 


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   Aggiornato il 11/05/2012

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