AGDI - NEWS
Perugia 29/05/2008
Ciao Federico,
Probabilmente sarai un po’ sorpreso di questa lettera, ma è da dopo il Forum Barometer di Roma, che sento la necessità di scriverti per ringraziarti di avermi permesso di partecipare e poi perché l’evento ha suscitato spunti di riflessione in me, verso quel “combattere il Diabete” che ho sentito molte volte e su ciò che ancora troppo spesso manca nell’approccio al rapporto con le persone con diabete.
Una componente fondamentale, che io ho riscoperto e vissuto negli ultimi dieci anni circa cioè da quando il diabete è entrato nella mia vita.
I primi anni sono stati per me molto drammatici, non trovando il supporto psicologico di cui avevo bisogno, mi è stata prospettata una vita d’inferno, priva di speranza.
Non riuscivo a trovare le risposte di cui avevo bisogno, e probabilmente nessuna sarebbe andata bene, perché in quel momento sentivo solo un gran dolore dentro di me … come se si fosse aperta una ferita profonda, astratta, immaginaria; mi sentivo divisa a metà.
Avevo paura e questo ancor più quando mi sono dovuta scontrare con l’ignoranza e l’indifferenza delle persone, di chi ironizzava chiamandomi “drogata” … di chi non ha bevuto nel mio bicchiere per timore che il diabete fosse contagioso … di chi mi ha chiesto di tenere nascoste le siringhe … di chi pensava che l’insulina fosse una droga.
Ho accusato i colpi, tante volte mi sono sentita ferita, non capita … odiavo me stessa, odiavo la mia vita, tutto per questo mi sono fatta tanto male per diverso tempo, ho combattuto il diabete con tutte le mie forze, fino al momento in cui ho desiderato morire, lo preferivo piuttosto che vivere in quel modo; in questo pensiero ho toccato il fondo, la mia debolezza.
Da lì, poi tutto è cambiato, in me si è aperta una porta verso un senso nuovo.
Ho capito che il più grosso dispetto non lo stavo facendo a nessuno se non a me stessa … ho capito che le risposte e la forza che cercavo dagli altri, rigirando il mio sguardo l’avrei trovate dentro di me.
Pian piano nel silenzio della meditazione e della solitudine ho capito che se avevo il diabete motivo c’era e ne sono andata alla scoperta; era una mia personale richiesta di attenzione verso la mia vita … di rientrare in contatto con i miei sentimenti più vivi … con le mie emozioni soffocate … di riscoprire una nuova “Michela” … l’essenza un po’ più vera e libera … a preso spazio un nuovo modo di esistere, grazie alla consapevolezza di una coscienza maggiore e sveglia … piano piano la vita ha ripreso a scorrere, a fiorire, a colmarsi nel vuoto che sentivo ogni volta che mi guardavo allo specchio perplessa, chiedendomi chi fossi!!!
La vita ora ha acquistato tutto un altro spessore perché ho riscoperto quello che ritengo la prima cura per il diabete che non è la terapia, ne tanto meno il combatterlo, esso è una parte di me e non posso più combattere me stessa, se non per infondermi “AMORE” … a me stessa e quindi poterlo fare agli altri.
Amo il diabete per la sensibilità e pienezza che mi ha ridato, anche se le difficoltà e i momenti di sconforto non mancano, quando ancora a volte è ingestibile, o io commetto degli errori.
Il messaggio è sapersi amare e infondere amore … per questo mi è venuta l’idea di chiamare la pedalata che ci porterà a Roma, a Settembre in occasione del Convegno Europeo “Changing Diabetes Love&Tour” … dove spero di riuscire ad arrivare con David in tandem.
Non so, se accoglierai la mia idea, spero di si, comunque non mi scoraggio.
Michela
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