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Il Convegno


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Relazione di:


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AGDI - Convegno Perugia - 5/6 Novembre 2004

Paola Marchionne Toscanelli:
" Il BAMBINO CON DIABETE E LE RELAZIONI: IL MONDO OLTRE IL DIABETE"

…La parola "OLTRE" non è stata scelta a caso : sa di orizzonte, prospettiva, visuale, panorama.
La domanda, non così secondaria, è : una persona che ha il diabete , qualsiasi età essa abbia, sa e si rende conto che c'è molto nella sua vita e in se stessa oltre alla malattia ?
La mia esperienza mi dice che in alcuni casi si tratta di un'idea estremamente centrale, in altri significativamente in ombra, quasi omessa e ciò mi fa nutrire molti dubbi, ma anche tantissime speranze : se dobbiamo limitarci all'infanzia, la centralità che la malattia assume spesso all'interno della famiglia e della sua vita quotidiana (anche perché, sicuramente, il suo avvento è recentissimo), fa sì che i ritmi e le attenzioni di tutti ruotino facilmente intorno alle esigenze imposte dalla situazione. E' anche vero, d'altra parte, che sono principalmente i genitori, o qualche adulto di riferimento, ad occuparsi direttamente delle routines volute dal diabete e ciò alleggerisce il bambino da pensieri ed eccessive responsabilità.
E', però, anche così che il soggetto in età evolutiva comincia a formare il suo personale vissuto rispetto alla malattia, pensando e maturando un elemento del suo bagaglio individuale che comprende e valuta anche, in momenti importantissimi, nel momento in cui si confronta con gli altri.
Ritornando, allora, su questa linea "oltre" ideale, esploriamo questa particolare realtà partendo dal bambino e allargando gradatamente attraverso l'orizzonte sociale.


IL BAMBINO CON DIABETE

Volendo semplificare, si può dire che la modalità di verifica del bambino rispetto alla malattia è "ambientale" : ciò significa che, per aiutarsi a rendersi conto di cosa gli sia successo ammalandosi di diabete, prima di tutto il bimbo guarda intorno a se', e non all'interno della sua persona, valutando gli effetti che quella determinata cosa gli causa. Piano piano e successivamente comincerà a guardarsi dentro per rassicurarsi che, anche rispetto agli altri, alla famiglia allargata, compagni, altri adulti, niente sia cambiato o, se qualcosa è mutato, non è successo niente di grave.
Altra cosa primaria di cui si preoccupa e di cui sente il bisogno di sincerarsi immediatamente è di non avere colpe e, soprattutto, di non avere causato un dispiacere ai genitori , di non essere stato "cattivo".
La capacità dei genitori di fare fronte alla nuova situazione e di recuperare la serenità, è per i più piccoli fondamentale : è come se, osservando le reazioni dei genitori, il bambino si guardasse in uno specchio e acquisisse una sorta di soglia di tolleranza, di fattibilità rispetto alle cose. E' un po' il concetto di filtro materno descritto da D. Sterne quando descrive il fatto che un bimbo cadendo piange solo se vede la madre preoccupata ; se la mamma, al contrario, la prende senza eccessiva ansia, il piccolo si rialza anche se si è fatto obiettivamente del male.
Certo , l'impatto iniziale è forte : l' Ospedale, i camici bianchi, le iniezioni e spesso le fleboclisi, i primi controlli e , soprattutto, ancora lo sconcerto di mamma e papà lo spaventano e , in una certa misura, lo sconvolgono. E' anche vero però che, se il Ricovero e la Prima educazione procedono senza ostacoli e il piccolo si lascia accogliere ed ambientare dal Reparto, spesso questa esperienza primordiale può anche lasciare un buon ricordo.
Una volta rientrato a casa e alla vita di sempre, il bambino verificherà un po' alla volta, introducendo le nuove abitudini, con il supporto della famiglia , nel contesto abituale, di sentirsi sempre ed ancora accettato ed accettabile ; al bambino giova che la famiglia intera adotti le nuove attenzioni nei suoi confronti e, soprattutto, che il suo ambiente scolastico sia a conoscenza della sua nuova situazione e gli permetta di reinserirvisi senza scossoni, in un clima comunicativo aperto e senza segreti. Spesso, anzi, il fatto di farsi controlli e punture con estrema disinvoltura, ne fa un piccolo eroe.
Il bambino rimane comunque sempre molto attento agli equilibri e alla loro facilità : per sostenere, infatti, la conduzione dei diversi "Si fa..non si fa", è necessaria una dose massiccia di serenità sia a livello personale che familiare. Il piccolo continua ad osservare la "scioltezza" dei suoi compagni o dei suoi stessi familiari (non dimentichiamo i fratelli e le sorelle !) che non hanno orari, né obblighi, né restrizioni di sorta, sospetta una sua diversità e si interroga, si sforza di sostenerla. Riesce più facilmente a farlo se consistentemente rassicurato.

Naturalmente tutto ciò va considerato in relazione all'età più o meno precoce del bambino in questione ; quando l'esordio è molto precoce, è molto facile che ricada in maniera importante sul rapporto fra il bambino e la madre, poiché di maggiore dipendenza.
Si può dire, comunque, fin da adesso che l'esordio collocato diversamente dal punto di vista cronologico, non facilita l'andamento dell'accettazione della malattia e del relativo farle fronte, ne' permette di saltare delle ipotizzabili "tappe".


LA FAMIGLIA

Una cosa va detta innanzitutto, e vale sia per i familiari del bambino piccolo come per quelli dell'adolescente : la Famiglia del paziente diabetico ha, ancora prima del resto, due problemi di impatto , che andranno a sovrapporsi e a sfumare in quelle sono le dinamiche di gestione quotidiana, anche a livello psicoemotivo.
Il primo è quello di recepire il colpo che il proprio figlio sia malato ; il secondo, è quello di far fronte anche al fatto che il figlio ha una malattia cronica, che non gli passerà.
A livello generale , l'apprendere attraverso la diagnosi che il proprio figlio è malato, provoca nel genitore una ferita che va ad incrinare le aspettative di figlio buono, bravo ma soprattutto sano, avute da sempre, anche se la diagnosi avviene a diversi anni dalla nascita di quel figlio. Questa ferita viene poi in qualche modo resa "cicatrice permanente" dal fatto che il diabete è una malattia cronica : perciò quel figlio, di cui si era sperato e fortemente atteso , non avesse nessun problema al mondo, andrà costantemente riportato alla "Normalità".
E' questa, infatti, una delle maggiori preoccupazioni dei genitori dei piccoli e meno piccoli diabetici : che i loro figli non rimangano indietro, o , ancor peggio, esclusi dalla vita normale, dalle tappe esistenziali comuni a tutti, che non debbano, per questo motivo, avere a soffrire, che non siano diversi, che non vengano trattati da tali, che non abbiano problemi, in una sola espressione, che non siano malati veramente.
In un certo senso, in questo il Diabete può accontentarli , permettendo a bambini e ragazzi, se debitamente curati, un'aspettativa di vita più che soddisfacente. Così, forse anche per questo, i genitori si attivano molto precocemente per apprendere a curare adeguatamente il proprio figlio, e il loro interesse si risveglia prontamente garantendone l'efficienza e l'informazione.
Va accennato, parlando del bambino piccolo, a come si possa radicare e fortificare il rapporto importante e , talvolta esclusivo, con la madre, a scapito, conseguentemente, del coinvolgimento paterno nella gestione della malattia : l'età precoce e la preesistenza di un rapporto tendenzialmente più simbiotico perché favorito dalla accudibilità del piccolo , talvolta può rallentare fino ad ostacolare la comunque necessaria autonomizzazione del bambino.
Spesso accade che, mentre la mamma si occupa direttamente o accanto al figlio delle "incombenze" quotidiane, i padri si interessano attivamente alla ricerca di una cura definitiva del diabete; in altri casi, i padri si presentano come gli elementi più distaccati al fine di bilanciare la più evidente ansia materna.
Sicuramente, inoltre, una presenza come il diabete all'interno della famiglia può influenzare massicciamente anche gli equilibri educativi (oltre che di coppia), con la ripartizione di attenzioni egualitarie fra tutti i membri di un nucleo.
Tutte le fin qui condotte riflessioni sono ovviamente applicabili a realtà familiari equilibrate e complete, che abbiano al loro interno adeguati investimenti affettivi e corretti legami di attaccamento ; si lascia solo all'intuizione quindi, quanto il Diabete possa arrivare a pesare in casi di famiglie difficili e problematiche, tanto da diventare per il malato un chiaro segnale e codice di disagio, come una possibilità per richiedere aiuto.


LA SCUOLA

Indiscutibilmente l'ambiente di vita esterno alla famiglia più importante durante l'età evolutiva, la scuola costituisce per il diabetico bambino e giovane il banco di prova personale e sociale della sostenibilità della sua condizione.
Normalmente, durante l'infanzia, l'ambiente scolastico, Istituzione e classe, docenti compresi, vengono immediatamente informati dell'Esordio o dell'arrivo di un alunno con diabete e coinvolti in una gestione minima : sicuramente i genitori, ma spesso anche il medico incontrano i docenti e anche la classe per spiegare ed insegnare di cosa ha bisogno il piccolo, come si fa una glicemia, come intervenire in caso di emergenze, nonché descrivendo quali attenzioni psicologiche esercitare.
Si tratta , infatti, di un'età in cui una caramella od una presa in giro fanno la differenza : il bambino gode del fatto che gli insegnanti e i compagni siano a conoscenza delle sue esigenze e non lo "costringano" a fare delle rinunce (per esempio, non partecipare alle feste perché impossibile trovarvi altro che dolci).
Inoltre , il fatto che , nei casi di bambini diabetici che frequentano il tempo pieno, uno dei genitori si rechi presso la scuola per il controllo della glicemia e la somministrazione dell'insulina e ciò possa essere fatto con la partecipazione della classe, aiuta a far rientrare queste pratiche nella normalità.


GLI "AMICHETTI"

Per un bambino in età pre-scolare e scolare, gli amici coincidono spesso con i compagni di scuola : sostanzialmente, i piccoli non amano pensare continuamente al loro diabete ma nemmeno che "le loro cose" vengano dimenticate. Sono felici e si sentono considerati quando qualcuno mostra attenzioni adeguate nei loro confronti, delle attenzioni "speciali"; si crucciano quando vengono trattati da "diversi", ancora peggio se esclusi.
Anche il bambino con diabete, ed è un dato fortunato, ha altro da pensare, cioè a giocare, conoscere, esplorare, "organizzare" il mondo e trovare un posto adeguato in mezzo agli altri. Tutto sta veramente nella adeguatezza del suo ambiente in cui, senza essere eccessivamente protetto (quindi dopo ed attraverso delle corrette esperienze di autonomia e separazione dalla famiglia), egli possa individuare ed affermare la sua identità ancora in formazione : è per questo motivo, infatti, che il bambino ha bisogno di mettere alla prova le sue personali abilità in diverse attività guardandosi nel suo ambiente e negli altri, ancora, come in uno specchio. Fin quando questo gli rimanderà un'immagine soddisfacente di se', non ci saranno elementi di crisi per la sua immagine interiore ; diversamente sarà nel passaggio verso l'Adolescenza, periodo in cui ogni stimolo proveniente dal mondo esterno si amplifica per ragioni fisiologiche, corporee e mentali.


LO SPORT

Attività dall'alta valenza educativa e socializzante, nonché potenziante per l'individualità , perché autodisciplinante e gratificante, nel caso di chi ha il diabete lo sport va guardato e gestito con attenzione . Questo perché è considerato anche un elemento necessario al mantenimento di un buono stato di salute, uno dei cardini delle abitudini terapeutiche normoglicemizzanti.
Quindi per il soggetto con diabete lo Sport può avere connotazioni aggiuntive rispetto a quelle comuni a tutti, venendo a costituire quasi l'occasione di una doppia gara con se stessi.

Credo che la possibile risposta a tali possibili sfide e pericoli di compromissione, destinate ad acuirsi con l'avanzare dell'età verso l'Adolescenza e l'adattamento adulto, ciò che mi permette di sperare nell'arricchimento della prospettiva personale del soggetto con diabete OLTRE la sua malattia, risiede nelle capacità individuali di ricezione e di adattamento rispetto alla realtà e alle diverse situazioni. In condizioni di stress, infatti, è opportuno che il singolo e il suo ambiente lavorino nell'ottica del rafforzamento dell'identità personale non nella direzione dell'egocentrismo o di pericolose fissazioni, ma verso l'apertura all'arricchimento di se' e alla valorizzazione del mondo circostante OLTRE gli incontri con le difficoltà.

 

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