L'età evolutiva presume una partenza ed un arrivo: nati maschi e
femmine si diventa uomini e donne. Alla partenza si può contare su
di una dotazione biologica ad elevato potenziale evolutivo, ma insufficiente
per garantire da sola la sopravvivenza. Biologicamente incompleto, l'essere
umano è tuttavia fornito di strutture organiche che alla partenza
lo pongono nella condizione di interagire con l'ambiente fisico e culturale.
La meta quindi può essere raggiunta solo utilizzando l'irrinunciabile
apporto della cultura.
Per quanto riguarda lo sviluppo sessuale la partenza è indicata dal
corredo cromosomico, la meta è la conquista di una identità
maschile o femminile.
La partenza è solitamente unica e certa: lo zigote XX o XY. Il percorso
è contrassegnato dalla consequenzialità di tappe determinate.
L'arrivo è diversificato e non prevedibile: l'identità.
In realtà non si tratta di sviluppo, ma di costruzione che si caratterizza
per tre aspetti fondamentali:
a) la costruzione dell'identità sessuale non è
rigidamente predeterminata ma riconosce un principio di imprevedibilità
che da un lato determina lo specifico di ciascuna persona e dall'altro unon
garantisce il risultato che le premesse possono far immaginare. Si nasce
infatti maschi e femmine, ma non necessariamente si diventa eterosessuali,
è possibile anche riconoscersi in una identità omosessuale,
bisessuale, transessuale, ecc.
b) la costruzione dell'identità sessuale non tende ad un prodotto
finale passando attraverso forme parziali o incompiute. Non si presume cioè
una maturità che viene raggiunta attraverso successive fasi di immaturità.
Ciascun momento evolutivo, dalla vita prenatale alla senescenza, riconosce
una sua specifica maturità.
c) l'identità, nasce da un bisogno di ordine, di stabilità
psichica che si fonda sulla possibilità del riconoscimento di sé
come essere al mondo dotato di significato La costruzione dell'identità
riconosce diverse fasi di attuazione indicate da specifiche fasce d'età
(età prenatale, infantile, adolescenziale, ecc.) nelle quali cambiano
le caratteristiche della persona ma non il senso dell'Io.
L'identità è una struttura psichica che consente di ri-conoscersi
nonostante gli inevitabili mutamenti che determina il vivere in relazione
con l'ambiente interno ed esterno.
La costruzione dell'identità dunque interessa l'intero corso della
vita, si realizza in maniera graduale e continuativa e tende verso una estrema
varietà di forme possibili. Tale processo trova nell'adolescenza
uno dei momenti più significativi per la definizione del proprio
attuale e futuro essere di persona sessuata.
La psicologia si è tuttavia eccessivamente preoccupata per le vicende
dell'adolescenza accentuandone i pericoli e le sofferenze. L'adolescenza
infatti è un'età di crisi, ma proprio per questo, una età
di crescita, di attesa impaziente del futuro, di speranze, di apprendimento
professionale, di scelte di lavoro, di scoperte intellettuali, di speculazioni
filosofiche, di interessi artistici e letterari, di profonde amicizie, di
passioni amorose, di slanci ideologici, di solidarietà sociale.
La crisi pur esponendo al rischio di non rendere tranquillo o possibile
il passaggio verso l'età adulta, si pone come necessario strumento
di evoluzione e di crescita. In altre culture (culture fissiste),
la cui dinamica evolutiva è così lenta da essere impercettibile
alle singole generazioni (norme, abitudini e tradizioni appaiono essere
sempre uguali a se stesse), l'adolescente deve confrontarsi con un percorso
breve, prestabilito, definito dai processi di iniziazione . Ai mutamenti
puberali del corpo si associano pratiche educative e rituali, spesso cruenti
(circoncisone, infibulazione, clitoridectomia) e rischiosi (prove di coraggio),
il cui superamento consente di accedere ai codici adulti in tempi sufficientemente
brevi. Per quanto la violenza di alcune pratiche di iniziazione possa provocare
dolore, la loro concretezza mobilita capacità reattive che garantiscono
il superamento.
I riti iniziatici grazie al loro potere simbolico favoriscono in maniera
automatica l'abbandono delle onnipotenze infantili e l'acquisizione della
consapevolezza dei propri limiti. L'adolescenza infatti dovrebbe consentire
il passaggio da una infanzia nella quale le proprie debolezze sono compensate
dalla fantasia di possedere facoltà illimitate ad una età
adulta che è progressivo convincimento della relatività del
proprio potere. Significativa la frase dello stregone deputato alla circoncisione
che nel momento di intervenire dice "bambino guarda in alto"
evocando le sue fantasie onnipotenti e dopo aver asportato il prepuzio "uomo
guarda in basso" costringendolo a vedere la ferita e il sangue
di una mutilazione che è segno del suo essere parziale .
In termini sessuali ricordiamo che il bambino immagina di possedere un genitale
unico che domina il mondo, mentre l'adulto si rende consapevole che i propri
genitali sono organi parziali che necessitano dell'altro per completarsi.
Il bambino immagina ed attua una sessualità di aggressione e possesso
(sessualità predatoria) l'adulto è orientato verso
la relazione paritetica (sessualità di scambio).
Nelle culture come la nostra, dove la dinamica del cambiamento è
spiccata al punto che la stessa generazione nel suo svolgersi esistenziale
si trova esposta a dover mutare abitudini, costumi e valori di riferimento,
l'adolescenza prolunga i suoi anni e l'autonomia psicologica e sociale viene
conquistata anche dopo aver superato i 25-28 anni . Mancano pratiche di
iniziazione predisposte dagli adulti, esse sono affidate all'invenzione
delle sub-culture giovanili le quali richiedono spesso un agire ribellistico
e trasgressivo al fine di realizzare atti simboleggianti la perdita dello
stato infantile e la conquista della condizione adulta.
Attualmente la possibilità di realizzare il passaggio adolescenziale
è dunque lasciata ai suoi automatismi e le modalità comportamentali
vengono elaborate fondandosi su alcuni fattori di costruzione dell'identità
sessuale dei quali ricordiamo i più significativi.
1) Il corpo e le sue funzioni - L'adolescente si trova a
dover ricostruire l'immagine del proprio corpo che negli anni precedenti
si era sufficientemente stabilizzata. Le modificazioni sono rapide e non
procedono armonicamente: in particolare il ragazzo si ritrova ad avere arti,
mani e piedi abnormemente lunghi rispetto al resto. In realtà l'attenzione
e le eventuali preoccupazioni non riguardano tanto ciò che sta avvenendo,
ma ciò che si lascia e ciò che potrà essere definitivamente
acquisito. Il pensiero e la fantasia oscilla fra la ineluttabile necessità
di lasciare le forme somatiche degli anni trascorsi e la costruzione di
una immagine compiuta o adulta di sé. Il non piacersi può
quindi riguardare sia la non accettazione della crescita che la inadeguatezza
rispetto alla meta fantasticata.
Gli eventi fisiologici e la loro interpretazione culturale sembrano favorire
il ragazzo che si confronta con fenomeni quali l'erezione e l'eiaculazione
spontanea (polluzioni) o provocata (masturbazione) che si accompagnano a
sensazioni piacevoli. Non solo, ma all'erezione viene attribuito un significato
di potenza, mentre la comparsa dell'eiaculazione è una conferma ulteriore
se non decisiva del proprio essere uomo. Analoga importanza assume la dimensione
del pene che è sinonimo di forza, di capacità virile, di potere.
La ragazza al contrario non sembra facilitata nel rapportarsi positivamente
con il proprio corpo: le mestruazioni sono ancora oggi segno di indisposizione,
quando non si accompagnano realmente al dolore. Inoltre le prospettive della
gravidanza, del parto, della menopausa sono proposte facilmente come condizioni
di sofferenza e di debolezza. Così mentre per il ragazzo la scoperta
del piacere collegato alla attività sessuale è spesso risolta
dagli automatismi fisiologici (erezione, polluzioni) e rinforzata dal riconoscimento
culturale, per la ragazza la sessualità sembra proporsi come un insieme
di vicende poco gradevoli.
Ma le infelici prospettive del diventare donna si vanno ridimensionando.
Stiamo assistendo infatti ad una rivalutazione della fisiologia femminile
non più identificata con i dolori del parto, ma anche privata di
quei richiami magico-simbolici che vedevano nel sangue mestruale l'espressione
della impurità. Mentre ancora all'inizio del secolo, il succedersi
delle gravidanze e degli allattamenti rendeva eccezionale l'evento mestruale,
considerato comunque come vergognoso, oggi il calo delle gravidanze e la
diversa valutazione della maternità, la possibilità, offerta
dalle raccomandate terapie ormonali sostitutive, di protrarre il flusso
diversi anni dopo l'insorgere della menopausa, la desimbolizzazione negativa
del fenomeno mestruale consentono di considerare realisticamente le mestruazioni
come manifestazione dell'essere donna. In ordine alla costruzione dell'identità
di genere le mestruazioni rappresentano un positivo organizzatore fisiologico
della femminilità la cui importanza se non supera di certo eguaglia
quella della gravidanza. Le ragazze sono più facilmente preparate
al menarca, meno afflitte da norme comportamentali restrittive da osservarsi
durante il flusso e l'evento mestruale come gli oggetti che lo richiamano
(assorbenti interni o esterni) non è necessariamente taciuto, può
essere presente nei discorsi anche se svolti con dei ragazzi, mentre è
di frequente ed esplicito riscontro negli spot pubblicitari.
Le indicazioni di valore che provengono dalla elaborazione culturale della
corporeità non garantiscono necessariamente una crescita priva di
inquietudini, anzi proprio le parti riconosciute come rappresentanti della
mascolinità e della femminilità sono quelle che più
facilmente suscitano preoccupazioni. Le mestruazioni o la crescita della
prima barba, lo sviluppo del seno o il verificarsi delle erezioni e delle
polluzioni possono provocare disagio e anche rifiuto se non si vuole crescere,
al contrario un seno sempre piccolo, le gambe troppo magre, le mestruazioni
che non arrivano possono essere vissute come indice di una temuta mascolinizzazione,
mentre nel ragazzo la bassa statura, le spalle strette, un pene considerato
piccolo o il grasso eccessivo possono suggerirgli una pericolosa femminilizzazione.
Nel corpo e nelle sue parti i conflitti interiori trovano il luogo dove
esprimersi, ma una parte malamente vissuta mentre manifesta il conflitto,
consente di oggettivarlo ed è occasione per affrontarlo meglio. Non
solo perché ci si deve confrontare con un dato concreto che lo sviluppo
potrà modificare nel senso delle proprie attese o perché l'abbigliamento
aiuterà ad occultare i presunti difetti o a recuperare le forme desiderate
o, infine, perché l'adeguatezza della funzione ad essa correlata
dimostrerà la relativa infondatezza delle preoccupazioni, ma anche
per l'intervento e l'apprezzamento degli altri.
Particolare rilievo infatti deve essere attribuito all'azione educativa
che dovrebbe essere impegnata a valorizzare il corpo e le sue funzioni,
alla possibilità di confronto positivo con gli altri, alla accettazione
nel gruppo e alla possibilità di avviare le prime relazioni di coppia.
La crescita somatica, la maturazione psichica ed affettiva e il riconoscimento
degli altri consentiranno di affrontare i vissuti corporei di inadeguatezza
e incompletezza. Il grado di tolleranza ed accettabilità che una
volta adulto verrà riservata a quelle parti di sé che non
hanno corrisposto alle attese, sembra essere direttamente correlata alla
conquistata certezza della propria identità maschile o femminile.
2) La masturbazione - Può sorprendere che si comprenda
la masturbazione fra i fattori che contribuiscono alla costruzione dell'identità
di genere. L'argomento è stato il primo ad aver occupato e preoccupato
i medici che avviarono gli studi sulla patologia del comportamento sessuale
e per oltre due secoli si è insistito sulle sequele fisiche e psichiche
del vizio solitario. Sappiamo che le osservazioni cliniche furono fuorviate
dalla considerazione che la perdita volontaria o involontaria di liquido
seminale compromettesse le facoltà generatrici. Non è a caso
infatti che ai suoi esordi la letteratura medica avesse ribattezzato il
gesto con onania, neologismo derivato da Onan, personaggio biblico
(Gn 38,9) che adottò, in opposizione alla legge divina, una strategia
contraccettiva che gli costò la vita; tuttavia Onan non si masturbava,
ma praticava il coito interrotto e come antesignano della frode generativa
si ritenne il suo nome utile per rappresentare un comportamento che i tempi
interpretavano come un attentato al potere della generazione. Ispirati dalla
generazione come principio d'ordine medici e psichiatri, compreso lo stesso
Freud, confusero la causa con gli effetti e stabilirono che alcune malattie,
a volte tanto gravi da condurre alla consunzione, alla cachessia e alla
morte, erano il risultato della attività masturbatoria. Non abbiamo
ragione di ritenere che le osservazioni fossero sbagliate: i pazienti presi
in considerazione si masturbavano, ma non era la masturbazione che provocava
la malattia, bensì la malattia che favoriva la masturbazione. Con
il declino della generazione come principio d'ordine e l'affermarsi della
sessualità nei suoi valori non solo procreativi, ma anche relazionali
ed erotici, si sono create le condizioni per una osservazione non distorta
dal primato della procreazione ed è stato possibile posizionare correttamente
i rapporti di causa ed effetto; la masturbazione ha così perso il
valore patogeno essendo riconosciuta come effetto e non causa, non solo,
ma la si è considerata addirittura utile in alcuni ambiti terapeutici
(terapie comportamentali delle disfunzioni sessuali) e riabilitativi (recupero
graduale dell'attività sessuale nel post-infarto) mentre la riflessione
psicologica ha potuto con maggior serenità analizzare il fenomeno
individuando in esso aspetti positivi e segnalando possibili sequele negative.
Fin dalle prime ricerche il fenomeno è stato rilevato come particolarmente
frequente. Negli ultimi quarant'anni gli autori sono sostanzialmente concordi
nell'indicare per i ragazzi una incidenza che oscilla fra l'87% e il 97%
mentre per le ragazze è compresa fra il 30% e il 60%. I maschi in
media iniziano prima (13-14 anni) delle femmine (14-15 anni) e facilmente
in concomitanza con la comparsa delle polluzioni. La frequenza più
elevata (due-tre volte alla settimana) riguarda la metà dei ragazzi
e un terzo delle ragazze che si masturbano. Il fenomeno interessa maggiormente
coloro che continuano gli studi oltre la scuola dell'obbligo e chi dichiara
di non essere religioso praticante . L'attività, pur non scomparendo,
tende a ridursi dopo i 18 anni e a scomparire con l'inizio delle relazioni
di coppia.
A conti fatti la cultura antionanista protrattasi per oltre due secoli si
rivela fallimentare. Se i ragazzi si masturbano prima e più frequentemente
delle coetanee lo si deve primariamente a ragioni sociali ed etiche. Il
ragazzo che si masturba potrà anche vivere dei sensi di colpa, ma
può contare sul riconoscimento sociale esplicito dei coetanei e più
o meno tacito degli adulti. Diversamente alla donna è stato a lungo
interdetto l'accesso al piacere e non rispettare le leggi significa per
lei non solo trasgredire una norma sessuale, ma anche insidiare il potere
del maschio. La ragazza che si masturba non ha perciò ragione di
inorgoglirsi per il suo sentirsi donna e non trova negli altri lo stesso
consenso riservato ai maschi.
Ma il primato della masturbazione maschile lo si deve anche a ragioni di
ordine anatomo-funzionale: la presenza di genitali esterni e facilmente
raggiungibili, le sensazioni piacevoli che accompagnano le erezioni ed eiaculazioni
spontanee facilitano l'avvio di manipolazioni, contrariamente a quanto avviene
per i genitali femminili, la cui non visibilità e la cui fisiologia
legata all'evento mestruale, non suggeriscono la ricerca del piacere.
Al di là della diversa propensione all'atto, la masturbazione ha
per i due sessi significati analoghi:
a) è una esperienza di autoconoscenza e di autoaccettazione.
Esperire il proprio corpo traendone piacere consente di conoscerlo e di
confermare la sua funzione di rappresentante di sé come essere sessuato.
I primi atti masturbatori hanno dunque un significato esplorativo e consentono
di riappropriarsi di un corpo le cui modificazioni determinano un iniziale
senso di estraneità. Le parti genitali non assumono per i due sessi
la stessa rilevanza; il giovane scopre in essi e nella loro funzione il
luogo somatico di rappresentazione della propria mascolinità. La
crescita della barba, lo sviluppo muscolare e scheletrico sono sì
importanti, ma secondari, ciò che conta è avere un pene grosso
e funzionante. La ragazza invece non privilegia luoghi corporei definiti,
la sua femminilità è affidata al corpo nel suo insieme, l'attenzione
potrà essere rivolta al seno, ai capelli, alla pelle, o ad alcune
o a tutte le parti insieme, ma non particolarmente o necessariamente ai
genitali. Questa mancata focalizzazione genitale viene confermata anche
dalle tecniche di eccitazione autoerotica che sono assai più differenziate
di quanto avviene per il ragazzo. Per quest'ultimo infatti è più
frequente l'accarezzamento o lo sfregamento del pene con le mani o su superfici
ritenute adatte allo scopo; la ragazza invece se pure utilizza l'accarezzamento
della clitoride e più raramente le pareti interne della vagina, può
facilmente abituarsi ad accarezzare i capezzoli o altre parti non genitali,
può ottenere l'orgasmo contraendo la muscolatura addominale o gli
adduttori delle cosce stringendo ad esempio un cuscino o solo fantasticando
(masturbazione psichica).
b) è organizzatrice del piacere sessuale. L'atto masturbatorio è
l'occasione comportamentale attraverso la quale l'energia sessuale si genitalizza
superando la frammentarietà sperimentata durante le fasi della prima
infanzia per realizzare una modalità di fruizione del piacere che
collega, integra e gerarchizza le esperienze piacevoli proprie di ogni area
erogena.
c) è una esperienza ponte verso l'alterità. La componente
immaginativa che accompagna la masturbazione opera in maniera decisiva per
la riorganizzazione della relazione con l'altro e per favorire l'abbandono
del ripiegamento narcisistico. Le fantasie se possono riproporre nei loro
contenuti latenti i fantasmi edipico-incestuosi costruiscono scenari manifesti
dove compaiono figure femminili o maschili più spesso riferite a
persone esistenti o a immagini derivate da film o dalla stampa che allontanano
l'attenzione dai primi oggetti d'amore e aprono prospettive di alterità.
L'atto dunque è pur sempre solitario, ma facilita il passaggio verso
la relazione.
La masturbazione favorisce dunque la maturazione psico-sessuale ma non
è una esperienza obbligata e non è giustificato raccomandare
la masturbazione quale strumento indispensabile alla crescita. Non tutte
le possibilità di crescita infatti si consumano attorno all'atto
masturbatorio e possiamo ipotizzare che altre esperienze possano vicariare
le funzioni della masturbazione. D'altra parte non è il gesto in
sé che favorisce la costruzione dell'identità, ma il vissuto
che l'accompagna e mentre il primo può essere anche prescritto, il
secondo non è altrettanto controllabile risultando dalla struttura
della personalità e dalle esperienze cognitivo-affettive specifiche
di ciascuno.
La masturbazione infatti, come ogni altro momento critico del passaggio
adolescenziale, può anche compromettere lo sviluppo psico-sessuale.
Da un punto di vista strettamente comportamentale l'insistenza dell'atto
secondo tecniche determinate può condizionare la risposta sessuale
futura impedendo poi quella plasticità del comportamento che richiede
lo scambio con l'altro: il ragazzo che si è abituato ad ottenere
l'eiaculazione con modalità che affrettano i tempi, riproporrà
quelle stesse modalità nel rapporto sessuale risultando affetto da
eiaculazione precoce; la ragazza che raggiunge l'orgasmo unicamente contraendo
la muscolatura addominale, troverà difficile adottare lo stesso espediente
durante il coito. Nella letteratura psicoanalitica le conseguenze segnalate
sono più numerose ; di esse ricordiamo che (a) i genitali possono
assumere una qualità feticistica ostacolando il volgersi verso l'esterno
della libido; (b) la bassa tolleranza alla tensione o un Io debole favoriscono
la masturbazione che mantiene il basso livello di tolleranza. Di fronte
alle frustrazioni della realtà ci si rifugia nel principio del piacere
masturbandosi e ritardando quindi lo sviluppo dell'autocontrollo; (c) i
sensi di colpa e la conseguente eccessiva angoscia del Super-Io possono
bloccare le componenti fisiche e mentali della masturbazione determinando
equivalenti masturbatori senza esperienza orgasmica o comportamenti (gioco
d'azzardo, guida spericolata, tendenza a provocare incidenti) associati
a sensi di colpa consci o inconsci oppure possono dare luogo ad una masturbazione
che è sintomo perverso con fantasie pregenitali inconsce; (d) il
prolungato ricorso alla masturbazione può determinare uno scarso
interesse per l'oggetto, un eccessivo investimento libidico della vita fantastica
e il conseguente ripiegamento su di sé.
3) La componente omosessuale - I primi anni dell'adolescenza
sono facilmente attraversati da fantasie e interessi che riguardano coetanei
o adulti dello stesso sesso . La necessità di "imparare"
ad essere uomo o donna indirizza l'attenzione e l'emotività verso
chi può rappresentare un riferimento ideale. L'energia sessuale è
provvisoriamente rivolta a quel modello e il suo investimento può
esprimersi in attività sessuali (masturbazione o giochi erotici con
coetanei), manifestarsi attraverso sogni o fantasie masturbatorie o risolversi
in comportamenti o atteggiamenti equivalenti (amicizie intime della prima
adolescenza, tendenza a cercare il confronto corporeo nei giochi o nella
lotta, diventare fans di personaggi dello spettacolo o dello sport). I processi
di identificazione che si associano a questa fase definita alloerotica
omosessuale, sono occasione per costruire la propria identità,
ma espongono al rischio di incorrere in esperienze che impediscono o rendono
difficile il cammino verso l'eterosessualità, come avviene quando
l'amico o il compagno scelto, avendo una struttura omosessuale di personalità,
utilizza la disponibilità dell'amico-discepolo non solo per attuare
scambi erotici, ma anche per influenzarlo psicologicamente. Poiché
la direzione evolutiva in senso omosessuale viene presa fin dai primi anni
dell'infanzia, difficilmente chi non ha intrapreso quella strada si troverà
ad essere coinvolto definitivamente in una scelta omosessuale, tuttavia
per costoro quelle esperienze possono essere fonte di incertezza del proprio
orientamento eterosessuale e sostenere successivamente comportamenti compensatori
di dongiovannismo - ai quali si associa la difficoltà di strutturare
legami duraturi - o, al contrario, una eccessiva timidezza nella convinzione
di non essere in grado di mostrarsi e comportarsi come un vero uomo.
4) I primi rapporti sessuali - Il percorso che conduce al
rapporto sessuale è culturalmente tracciato: valori e norme comportamentali
si traducono in condotte suggerite o imposte che consentono l'iniziazione
secondo modalità immediate o graduali, traumatiche o tranquillizzanti.
Lo scenario ideale della cultura puritano-repressiva, che imponeva l'esperienza
del primo rapporto durante la prima notte di nozze, risultava facilmente
traumatica quando non si trasformava in una vera e propria violenza. Certamente
più serene sono le esperienze legittimate da altri contesti culturali
nei quali ai giovani sono consentiti giochi erotici che preludono al rapporto
genitale e che preparano gradualmente ad esso attraverso l'esperienza di
sensazioni e modalità comportamentali che aiutano ad oggettivare
ed individuare il significato del proprio desiderio. Esempi di tale strategia
culturale sono rappresentati dalle frequentazioni prenunziali, tacitamente
ammesse dagli adulti, che non prevedevano il coito come il bundling:
antica abitudine dei giovani contadini inglesi di incontrarsi, con la tacita
approvazione dei genitori, nello stesso letto pur essendo solo fidanzati
.
Ripercorrendo sinteticamente le vicende degli ultimi decenni notiamo che
fino agli anni cinquanta la norma imponeva ad entrambi di attendere le nozze;
il bacio era l'unico scambio sessuale consentito e tacitamente ci si attendeva
che il giovane facesse le sue esperienze grazie a qualche amica compiacente
o alla frequentazione delle prostitute. La trasgressione, che solo il matrimonio
poteva far perdonare, non era di certo rara ed era prevalentemente mirata
a realizzare il rapporto sessuale senza particolare attenzione al gioco
erotico. La trasgressione aveva, per così dire, le sue regole: lei
poteva concedersi per amore, lui poteva esercitare il suo potere; cercare
nei rapporti il piacere era un aggravante mal tollerato.
Solo successivamente il piacere trovò i suoi spazi all'interno della
trasgressione e si andarono diffondendo comportamenti che non impegnavano
in un rapporto completo, ma consentivano egualmente un soddisfacimento sessuale.
Il necking, il petting e l'heavy petting furono le modalità gioco
attraverso le quali il piacere veniva reintegrato nella attività
sessuale associandosi alla manifestazione affettiva e/o alla conferma della
propria identità. I termini, derivati dal gergo dei giovani americani,
apparvero nel rapporto Kinsey e rappresentarono il comportamento adolescenziale
e preconiugale fino a tutti gli anni sessanta quando si realizzò
una liberalizzazione dei costumi sessuali, che determinando una maggiore
facilità di rapporto fra i giovani, consentì di abbandonare
le soluzioni di compromesso. Il petting inteso come carezze amorose finalizzate
al soddisfacimento sessuale, è dunque sparito, mentre i gesti erotici
che lo hanno caratterizzato sono diventati parte dello scenario che prelude
al primo rapporto.
Il diffondersi del rapporto sessuale completo negli adolescenti è
testimoniato in maniera pressoché univoca da recenti ricerche che
tra l'altro evidenziano come le modificazioni registrate negli anni settanta
si sono mantenute sostanzialmente invariate fino ad oggi nonostante la comparsa
dell'AIDS. L'età media del primo rapporto negli ultimi cinquant'anni
si è moderatamente abbassata per gli uomini (da 19 a 17 anni) e maggiormente
per le donne (da 21 a 17-18 anni), mentre la percentuale dei diciassettenni
che hanno rapporti sessuali è salita per gli uomini dal 45% al 60%
e per le donne dal 14% al 45%. Il primo rapporto con una prostituta nelle
generazioni più anziane, raggiungeva il 20% mentre nelle più
recenti tende allo zero, in genere i giovani scelgono partner coetanei o
con uno scarto di uno-due anni. Le modificazioni del comportamento non sembrano
essere accompagnate dal mutamento dei significati attribuiti al primo rapporto:
negli USA le donne che hanno il primo rapporto per amore sono circa il doppio
degli uomini; in Francia due donne su tre dichiarano di essere state molto
innamorate del primo partner, ma solo un uomo su tre afferma altrettanto.
La più facile attuazione del rapporto non sembra dunque aver cambiato
l'atteggiamento dei giovani che lo affrontano come una occasione di apprendimento
e di affermazione di sé, mentre le giovani lo investono di particolare
significato affettivo.
L'interesse sessuale per l'altro di sesso diverso si concretizza in un comportamento
di ricerca, di corteggiamento e di conquista, in media attorno ai 16-17
anni per i maschi e ai 15-16 anni per le femmine. Il compiersi della crescita
corporea e gli eventi intrapsichici fra i quali figurano le fantasie masturbatorie,
predispongono alla ricerca dell'altro e alla eventuale formazione della
coppia, ma la spinta definitiva è data dalla pressione culturale
che riconosce la compiutezza dell'essere uomo o donna dalla presenza di
un partner. Sul piano personale la ricerca è avvertita come una esigenza
affettiva (più facilmente dalle ragazze) ed anche sessuale (più
facilmente dai ragazzi), ma avere il/la ragazzo/a e potersi mostrare in
coppia significa ad un tempo soddisfare il proprio narcisismo e acquisire
agli occhi degli altri lo status dell'adulto. Al di là della sincerità
dei sentimenti e dei desideri sessuali, l'essere insieme con offre
la certezza della propria identità di genere e conferma nel gruppo
il proprio ruolo di genere. Non è a caso che gli adolescenti di questi
anni abbiano manifestazioni pubbliche del loro affetto o del loro stare
assieme, l'abbracciarsi o il baciarsi essendo in compagnia con altre giovani
coppie o per strada o in attesa dell'autobus e magari a scuola, indicano
la necessità di dire al mondo e quindi a se stessi "sono un
uomo", "sono una donna". Consumare le proprie espressioni
d'affetto in pubblico è anche un modo per evitare di confrontarsi
più direttamente con lo scambio sessuale che suscita timori sia perché
consapevoli che un comportamento del genere non è condiviso dalla
morale ufficiale, sia perché si tratta di qualcosa che è conosciuto,
ma non ancora completamente esperito nelle sue componenti emotive e gestuali.
Non solo, ma non di rado il primo rapporto è avvertito come un dovere
e ad esso si accede disponendo di una relativa libertà senza tuttavia
avere gli strumenti sufficienti per realizzarla.
Il desiderio per la sua realizzazione può contare a questa età
solo sulle immagini fantasticate o viste e sulle informazioni derivate dal
racconto dei più esperti o dalla stampa. L'esperienza erotica è
ancora un mondo sul quale si può fantasticare, del quale si possono
avere mappe, itinerari e indicazioni per l'uso, ma di cui non si possiedono
memorie emotive e comportamentali. Il mistero con cui si presenta l'esperienza
sessuale non riguarda la mancata conoscenza degli eventi che lo caratterizzano,
ma la mancata esperienza degli stessi.
Le società cosiddette primitive impongono ai propri membri norme
e comportamenti, ciò impedisce la libera realizzazione di sé,
ma offre certezze. La costruzione dell'identità sessuale si svolge
facendo seguito a progetti immutabili sanciti dalla tradizione e dal costume,
che sottopongono a controllo i fattori di crescita descritti, consentendo
di diventare adulti sicuri della validità del proprio stato e rassicurati
dal corrispondere alla meta prevista. Al contrario, nel nostro attuale contesto
culturale, l'abbandono dei modelli ha moltiplicato le possibilità
di realizzazione individuale consentendo alla persona scelte che la arricchiscono.
Questo non sempre avviene e la gestione casuale dei fattori di crescita
rende problematica la costruzione dell'identità che viene dotata
di libertà, ma non della capacità di avvalersene. La crisi
adolescenziale non si presenta quindi particolarmente dolorosa poiché
tutto è possibile, ma non è nemmeno risolutiva. Sembra quasi
che manchi la volontà culturale di favorire il passaggio e che fra
adulti e giovani si sia strutturata una sorta di tacita alleanza tesa a
mantenere l'adolescente a mezza via fra colui che è stato e colui
che sarà.