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AGDI - Convegno Perugia - 5/6 Novembre 2004

Giorgio Rifelli:
" LA SESSUALITA' IN ETA' EVOLUTIVA"

L'età evolutiva presume una partenza ed un arrivo: nati maschi e femmine si diventa uomini e donne. Alla partenza si può contare su di una dotazione biologica ad elevato potenziale evolutivo, ma insufficiente per garantire da sola la sopravvivenza. Biologicamente incompleto, l'essere umano è tuttavia fornito di strutture organiche che alla partenza lo pongono nella condizione di interagire con l'ambiente fisico e culturale. La meta quindi può essere raggiunta solo utilizzando l'irrinunciabile apporto della cultura.
Per quanto riguarda lo sviluppo sessuale la partenza è indicata dal corredo cromosomico, la meta è la conquista di una identità maschile o femminile.
La partenza è solitamente unica e certa: lo zigote XX o XY. Il percorso è contrassegnato dalla consequenzialità di tappe determinate. L'arrivo è diversificato e non prevedibile: l'identità.

In realtà non si tratta di sviluppo, ma di costruzione che si caratterizza per tre aspetti fondamentali:

a) la costruzione dell'identità sessuale non è rigidamente predeterminata ma riconosce un principio di imprevedibilità che da un lato determina lo specifico di ciascuna persona e dall'altro unon garantisce il risultato che le premesse possono far immaginare. Si nasce infatti maschi e femmine, ma non necessariamente si diventa eterosessuali, è possibile anche riconoscersi in una identità omosessuale, bisessuale, transessuale, ecc.
b) la costruzione dell'identità sessuale non tende ad un prodotto finale passando attraverso forme parziali o incompiute. Non si presume cioè una maturità che viene raggiunta attraverso successive fasi di immaturità. Ciascun momento evolutivo, dalla vita prenatale alla senescenza, riconosce una sua specifica maturità.
c) l'identità, nasce da un bisogno di ordine, di stabilità psichica che si fonda sulla possibilità del riconoscimento di sé come essere al mondo dotato di significato La costruzione dell'identità riconosce diverse fasi di attuazione indicate da specifiche fasce d'età (età prenatale, infantile, adolescenziale, ecc.) nelle quali cambiano le caratteristiche della persona ma non il senso dell'Io.
L'identità è una struttura psichica che consente di ri-conoscersi nonostante gli inevitabili mutamenti che determina il vivere in relazione con l'ambiente interno ed esterno.

La costruzione dell'identità dunque interessa l'intero corso della vita, si realizza in maniera graduale e continuativa e tende verso una estrema varietà di forme possibili. Tale processo trova nell'adolescenza uno dei momenti più significativi per la definizione del proprio attuale e futuro essere di persona sessuata.
La psicologia si è tuttavia eccessivamente preoccupata per le vicende dell'adolescenza accentuandone i pericoli e le sofferenze. L'adolescenza infatti è un'età di crisi, ma proprio per questo, una età di crescita, di attesa impaziente del futuro, di speranze, di apprendimento professionale, di scelte di lavoro, di scoperte intellettuali, di speculazioni filosofiche, di interessi artistici e letterari, di profonde amicizie, di passioni amorose, di slanci ideologici, di solidarietà sociale.
La crisi pur esponendo al rischio di non rendere tranquillo o possibile il passaggio verso l'età adulta, si pone come necessario strumento di evoluzione e di crescita. In altre culture (culture fissiste), la cui dinamica evolutiva è così lenta da essere impercettibile alle singole generazioni (norme, abitudini e tradizioni appaiono essere sempre uguali a se stesse), l'adolescente deve confrontarsi con un percorso breve, prestabilito, definito dai processi di iniziazione . Ai mutamenti puberali del corpo si associano pratiche educative e rituali, spesso cruenti (circoncisone, infibulazione, clitoridectomia) e rischiosi (prove di coraggio), il cui superamento consente di accedere ai codici adulti in tempi sufficientemente brevi. Per quanto la violenza di alcune pratiche di iniziazione possa provocare dolore, la loro concretezza mobilita capacità reattive che garantiscono il superamento.
I riti iniziatici grazie al loro potere simbolico favoriscono in maniera automatica l'abbandono delle onnipotenze infantili e l'acquisizione della consapevolezza dei propri limiti. L'adolescenza infatti dovrebbe consentire il passaggio da una infanzia nella quale le proprie debolezze sono compensate dalla fantasia di possedere facoltà illimitate ad una età adulta che è progressivo convincimento della relatività del proprio potere. Significativa la frase dello stregone deputato alla circoncisione che nel momento di intervenire dice "bambino guarda in alto" evocando le sue fantasie onnipotenti e dopo aver asportato il prepuzio "uomo guarda in basso" costringendolo a vedere la ferita e il sangue di una mutilazione che è segno del suo essere parziale .
In termini sessuali ricordiamo che il bambino immagina di possedere un genitale unico che domina il mondo, mentre l'adulto si rende consapevole che i propri genitali sono organi parziali che necessitano dell'altro per completarsi. Il bambino immagina ed attua una sessualità di aggressione e possesso (sessualità predatoria) l'adulto è orientato verso la relazione paritetica (sessualità di scambio).

Nelle culture come la nostra, dove la dinamica del cambiamento è spiccata al punto che la stessa generazione nel suo svolgersi esistenziale si trova esposta a dover mutare abitudini, costumi e valori di riferimento, l'adolescenza prolunga i suoi anni e l'autonomia psicologica e sociale viene conquistata anche dopo aver superato i 25-28 anni . Mancano pratiche di iniziazione predisposte dagli adulti, esse sono affidate all'invenzione delle sub-culture giovanili le quali richiedono spesso un agire ribellistico e trasgressivo al fine di realizzare atti simboleggianti la perdita dello stato infantile e la conquista della condizione adulta.

Attualmente la possibilità di realizzare il passaggio adolescenziale è dunque lasciata ai suoi automatismi e le modalità comportamentali vengono elaborate fondandosi su alcuni fattori di costruzione dell'identità sessuale dei quali ricordiamo i più significativi.

1) Il corpo e le sue funzioni - L'adolescente si trova a dover ricostruire l'immagine del proprio corpo che negli anni precedenti si era sufficientemente stabilizzata. Le modificazioni sono rapide e non procedono armonicamente: in particolare il ragazzo si ritrova ad avere arti, mani e piedi abnormemente lunghi rispetto al resto. In realtà l'attenzione e le eventuali preoccupazioni non riguardano tanto ciò che sta avvenendo, ma ciò che si lascia e ciò che potrà essere definitivamente acquisito. Il pensiero e la fantasia oscilla fra la ineluttabile necessità di lasciare le forme somatiche degli anni trascorsi e la costruzione di una immagine compiuta o adulta di sé. Il non piacersi può quindi riguardare sia la non accettazione della crescita che la inadeguatezza rispetto alla meta fantasticata.
Gli eventi fisiologici e la loro interpretazione culturale sembrano favorire il ragazzo che si confronta con fenomeni quali l'erezione e l'eiaculazione spontanea (polluzioni) o provocata (masturbazione) che si accompagnano a sensazioni piacevoli. Non solo, ma all'erezione viene attribuito un significato di potenza, mentre la comparsa dell'eiaculazione è una conferma ulteriore se non decisiva del proprio essere uomo. Analoga importanza assume la dimensione del pene che è sinonimo di forza, di capacità virile, di potere.
La ragazza al contrario non sembra facilitata nel rapportarsi positivamente con il proprio corpo: le mestruazioni sono ancora oggi segno di indisposizione, quando non si accompagnano realmente al dolore. Inoltre le prospettive della gravidanza, del parto, della menopausa sono proposte facilmente come condizioni di sofferenza e di debolezza. Così mentre per il ragazzo la scoperta del piacere collegato alla attività sessuale è spesso risolta dagli automatismi fisiologici (erezione, polluzioni) e rinforzata dal riconoscimento culturale, per la ragazza la sessualità sembra proporsi come un insieme di vicende poco gradevoli.
Ma le infelici prospettive del diventare donna si vanno ridimensionando. Stiamo assistendo infatti ad una rivalutazione della fisiologia femminile non più identificata con i dolori del parto, ma anche privata di quei richiami magico-simbolici che vedevano nel sangue mestruale l'espressione della impurità. Mentre ancora all'inizio del secolo, il succedersi delle gravidanze e degli allattamenti rendeva eccezionale l'evento mestruale, considerato comunque come vergognoso, oggi il calo delle gravidanze e la diversa valutazione della maternità, la possibilità, offerta dalle raccomandate terapie ormonali sostitutive, di protrarre il flusso diversi anni dopo l'insorgere della menopausa, la desimbolizzazione negativa del fenomeno mestruale consentono di considerare realisticamente le mestruazioni come manifestazione dell'essere donna. In ordine alla costruzione dell'identità di genere le mestruazioni rappresentano un positivo organizzatore fisiologico della femminilità la cui importanza se non supera di certo eguaglia quella della gravidanza. Le ragazze sono più facilmente preparate al menarca, meno afflitte da norme comportamentali restrittive da osservarsi durante il flusso e l'evento mestruale come gli oggetti che lo richiamano (assorbenti interni o esterni) non è necessariamente taciuto, può essere presente nei discorsi anche se svolti con dei ragazzi, mentre è di frequente ed esplicito riscontro negli spot pubblicitari.
Le indicazioni di valore che provengono dalla elaborazione culturale della corporeità non garantiscono necessariamente una crescita priva di inquietudini, anzi proprio le parti riconosciute come rappresentanti della mascolinità e della femminilità sono quelle che più facilmente suscitano preoccupazioni. Le mestruazioni o la crescita della prima barba, lo sviluppo del seno o il verificarsi delle erezioni e delle polluzioni possono provocare disagio e anche rifiuto se non si vuole crescere, al contrario un seno sempre piccolo, le gambe troppo magre, le mestruazioni che non arrivano possono essere vissute come indice di una temuta mascolinizzazione, mentre nel ragazzo la bassa statura, le spalle strette, un pene considerato piccolo o il grasso eccessivo possono suggerirgli una pericolosa femminilizzazione.
Nel corpo e nelle sue parti i conflitti interiori trovano il luogo dove esprimersi, ma una parte malamente vissuta mentre manifesta il conflitto, consente di oggettivarlo ed è occasione per affrontarlo meglio. Non solo perché ci si deve confrontare con un dato concreto che lo sviluppo potrà modificare nel senso delle proprie attese o perché l'abbigliamento aiuterà ad occultare i presunti difetti o a recuperare le forme desiderate o, infine, perché l'adeguatezza della funzione ad essa correlata dimostrerà la relativa infondatezza delle preoccupazioni, ma anche per l'intervento e l'apprezzamento degli altri.
Particolare rilievo infatti deve essere attribuito all'azione educativa che dovrebbe essere impegnata a valorizzare il corpo e le sue funzioni, alla possibilità di confronto positivo con gli altri, alla accettazione nel gruppo e alla possibilità di avviare le prime relazioni di coppia.
La crescita somatica, la maturazione psichica ed affettiva e il riconoscimento degli altri consentiranno di affrontare i vissuti corporei di inadeguatezza e incompletezza. Il grado di tolleranza ed accettabilità che una volta adulto verrà riservata a quelle parti di sé che non hanno corrisposto alle attese, sembra essere direttamente correlata alla conquistata certezza della propria identità maschile o femminile.

2) La masturbazione - Può sorprendere che si comprenda la masturbazione fra i fattori che contribuiscono alla costruzione dell'identità di genere. L'argomento è stato il primo ad aver occupato e preoccupato i medici che avviarono gli studi sulla patologia del comportamento sessuale e per oltre due secoli si è insistito sulle sequele fisiche e psichiche del vizio solitario. Sappiamo che le osservazioni cliniche furono fuorviate dalla considerazione che la perdita volontaria o involontaria di liquido seminale compromettesse le facoltà generatrici. Non è a caso infatti che ai suoi esordi la letteratura medica avesse ribattezzato il gesto con onania, neologismo derivato da Onan, personaggio biblico (Gn 38,9) che adottò, in opposizione alla legge divina, una strategia contraccettiva che gli costò la vita; tuttavia Onan non si masturbava, ma praticava il coito interrotto e come antesignano della frode generativa si ritenne il suo nome utile per rappresentare un comportamento che i tempi interpretavano come un attentato al potere della generazione. Ispirati dalla generazione come principio d'ordine medici e psichiatri, compreso lo stesso Freud, confusero la causa con gli effetti e stabilirono che alcune malattie, a volte tanto gravi da condurre alla consunzione, alla cachessia e alla morte, erano il risultato della attività masturbatoria. Non abbiamo ragione di ritenere che le osservazioni fossero sbagliate: i pazienti presi in considerazione si masturbavano, ma non era la masturbazione che provocava la malattia, bensì la malattia che favoriva la masturbazione. Con il declino della generazione come principio d'ordine e l'affermarsi della sessualità nei suoi valori non solo procreativi, ma anche relazionali ed erotici, si sono create le condizioni per una osservazione non distorta dal primato della procreazione ed è stato possibile posizionare correttamente i rapporti di causa ed effetto; la masturbazione ha così perso il valore patogeno essendo riconosciuta come effetto e non causa, non solo, ma la si è considerata addirittura utile in alcuni ambiti terapeutici (terapie comportamentali delle disfunzioni sessuali) e riabilitativi (recupero graduale dell'attività sessuale nel post-infarto) mentre la riflessione psicologica ha potuto con maggior serenità analizzare il fenomeno individuando in esso aspetti positivi e segnalando possibili sequele negative.

Fin dalle prime ricerche il fenomeno è stato rilevato come particolarmente frequente. Negli ultimi quarant'anni gli autori sono sostanzialmente concordi nell'indicare per i ragazzi una incidenza che oscilla fra l'87% e il 97% mentre per le ragazze è compresa fra il 30% e il 60%. I maschi in media iniziano prima (13-14 anni) delle femmine (14-15 anni) e facilmente in concomitanza con la comparsa delle polluzioni. La frequenza più elevata (due-tre volte alla settimana) riguarda la metà dei ragazzi e un terzo delle ragazze che si masturbano. Il fenomeno interessa maggiormente coloro che continuano gli studi oltre la scuola dell'obbligo e chi dichiara di non essere religioso praticante . L'attività, pur non scomparendo, tende a ridursi dopo i 18 anni e a scomparire con l'inizio delle relazioni di coppia.
A conti fatti la cultura antionanista protrattasi per oltre due secoli si rivela fallimentare. Se i ragazzi si masturbano prima e più frequentemente delle coetanee lo si deve primariamente a ragioni sociali ed etiche. Il ragazzo che si masturba potrà anche vivere dei sensi di colpa, ma può contare sul riconoscimento sociale esplicito dei coetanei e più o meno tacito degli adulti. Diversamente alla donna è stato a lungo interdetto l'accesso al piacere e non rispettare le leggi significa per lei non solo trasgredire una norma sessuale, ma anche insidiare il potere del maschio. La ragazza che si masturba non ha perciò ragione di inorgoglirsi per il suo sentirsi donna e non trova negli altri lo stesso consenso riservato ai maschi.
Ma il primato della masturbazione maschile lo si deve anche a ragioni di ordine anatomo-funzionale: la presenza di genitali esterni e facilmente raggiungibili, le sensazioni piacevoli che accompagnano le erezioni ed eiaculazioni spontanee facilitano l'avvio di manipolazioni, contrariamente a quanto avviene per i genitali femminili, la cui non visibilità e la cui fisiologia legata all'evento mestruale, non suggeriscono la ricerca del piacere.
Al di là della diversa propensione all'atto, la masturbazione ha per i due sessi significati analoghi:

a) è una esperienza di autoconoscenza e di autoaccettazione. Esperire il proprio corpo traendone piacere consente di conoscerlo e di confermare la sua funzione di rappresentante di sé come essere sessuato. I primi atti masturbatori hanno dunque un significato esplorativo e consentono di riappropriarsi di un corpo le cui modificazioni determinano un iniziale senso di estraneità. Le parti genitali non assumono per i due sessi la stessa rilevanza; il giovane scopre in essi e nella loro funzione il luogo somatico di rappresentazione della propria mascolinità. La crescita della barba, lo sviluppo muscolare e scheletrico sono sì importanti, ma secondari, ciò che conta è avere un pene grosso e funzionante. La ragazza invece non privilegia luoghi corporei definiti, la sua femminilità è affidata al corpo nel suo insieme, l'attenzione potrà essere rivolta al seno, ai capelli, alla pelle, o ad alcune o a tutte le parti insieme, ma non particolarmente o necessariamente ai genitali. Questa mancata focalizzazione genitale viene confermata anche dalle tecniche di eccitazione autoerotica che sono assai più differenziate di quanto avviene per il ragazzo. Per quest'ultimo infatti è più frequente l'accarezzamento o lo sfregamento del pene con le mani o su superfici ritenute adatte allo scopo; la ragazza invece se pure utilizza l'accarezzamento della clitoride e più raramente le pareti interne della vagina, può facilmente abituarsi ad accarezzare i capezzoli o altre parti non genitali, può ottenere l'orgasmo contraendo la muscolatura addominale o gli adduttori delle cosce stringendo ad esempio un cuscino o solo fantasticando (masturbazione psichica).
b) è organizzatrice del piacere sessuale. L'atto masturbatorio è l'occasione comportamentale attraverso la quale l'energia sessuale si genitalizza superando la frammentarietà sperimentata durante le fasi della prima infanzia per realizzare una modalità di fruizione del piacere che collega, integra e gerarchizza le esperienze piacevoli proprie di ogni area erogena.
c) è una esperienza ponte verso l'alterità. La componente immaginativa che accompagna la masturbazione opera in maniera decisiva per la riorganizzazione della relazione con l'altro e per favorire l'abbandono del ripiegamento narcisistico. Le fantasie se possono riproporre nei loro contenuti latenti i fantasmi edipico-incestuosi costruiscono scenari manifesti dove compaiono figure femminili o maschili più spesso riferite a persone esistenti o a immagini derivate da film o dalla stampa che allontanano l'attenzione dai primi oggetti d'amore e aprono prospettive di alterità. L'atto dunque è pur sempre solitario, ma facilita il passaggio verso la relazione.

La masturbazione favorisce dunque la maturazione psico-sessuale ma non è una esperienza obbligata e non è giustificato raccomandare la masturbazione quale strumento indispensabile alla crescita. Non tutte le possibilità di crescita infatti si consumano attorno all'atto masturbatorio e possiamo ipotizzare che altre esperienze possano vicariare le funzioni della masturbazione. D'altra parte non è il gesto in sé che favorisce la costruzione dell'identità, ma il vissuto che l'accompagna e mentre il primo può essere anche prescritto, il secondo non è altrettanto controllabile risultando dalla struttura della personalità e dalle esperienze cognitivo-affettive specifiche di ciascuno.
La masturbazione infatti, come ogni altro momento critico del passaggio adolescenziale, può anche compromettere lo sviluppo psico-sessuale. Da un punto di vista strettamente comportamentale l'insistenza dell'atto secondo tecniche determinate può condizionare la risposta sessuale futura impedendo poi quella plasticità del comportamento che richiede lo scambio con l'altro: il ragazzo che si è abituato ad ottenere l'eiaculazione con modalità che affrettano i tempi, riproporrà quelle stesse modalità nel rapporto sessuale risultando affetto da eiaculazione precoce; la ragazza che raggiunge l'orgasmo unicamente contraendo la muscolatura addominale, troverà difficile adottare lo stesso espediente durante il coito. Nella letteratura psicoanalitica le conseguenze segnalate sono più numerose ; di esse ricordiamo che (a) i genitali possono assumere una qualità feticistica ostacolando il volgersi verso l'esterno della libido; (b) la bassa tolleranza alla tensione o un Io debole favoriscono la masturbazione che mantiene il basso livello di tolleranza. Di fronte alle frustrazioni della realtà ci si rifugia nel principio del piacere masturbandosi e ritardando quindi lo sviluppo dell'autocontrollo; (c) i sensi di colpa e la conseguente eccessiva angoscia del Super-Io possono bloccare le componenti fisiche e mentali della masturbazione determinando equivalenti masturbatori senza esperienza orgasmica o comportamenti (gioco d'azzardo, guida spericolata, tendenza a provocare incidenti) associati a sensi di colpa consci o inconsci oppure possono dare luogo ad una masturbazione che è sintomo perverso con fantasie pregenitali inconsce; (d) il prolungato ricorso alla masturbazione può determinare uno scarso interesse per l'oggetto, un eccessivo investimento libidico della vita fantastica e il conseguente ripiegamento su di sé.

3) La componente omosessuale - I primi anni dell'adolescenza sono facilmente attraversati da fantasie e interessi che riguardano coetanei o adulti dello stesso sesso . La necessità di "imparare" ad essere uomo o donna indirizza l'attenzione e l'emotività verso chi può rappresentare un riferimento ideale. L'energia sessuale è provvisoriamente rivolta a quel modello e il suo investimento può esprimersi in attività sessuali (masturbazione o giochi erotici con coetanei), manifestarsi attraverso sogni o fantasie masturbatorie o risolversi in comportamenti o atteggiamenti equivalenti (amicizie intime della prima adolescenza, tendenza a cercare il confronto corporeo nei giochi o nella lotta, diventare fans di personaggi dello spettacolo o dello sport). I processi di identificazione che si associano a questa fase definita alloerotica omosessuale, sono occasione per costruire la propria identità, ma espongono al rischio di incorrere in esperienze che impediscono o rendono difficile il cammino verso l'eterosessualità, come avviene quando l'amico o il compagno scelto, avendo una struttura omosessuale di personalità, utilizza la disponibilità dell'amico-discepolo non solo per attuare scambi erotici, ma anche per influenzarlo psicologicamente. Poiché la direzione evolutiva in senso omosessuale viene presa fin dai primi anni dell'infanzia, difficilmente chi non ha intrapreso quella strada si troverà ad essere coinvolto definitivamente in una scelta omosessuale, tuttavia per costoro quelle esperienze possono essere fonte di incertezza del proprio orientamento eterosessuale e sostenere successivamente comportamenti compensatori di dongiovannismo - ai quali si associa la difficoltà di strutturare legami duraturi - o, al contrario, una eccessiva timidezza nella convinzione di non essere in grado di mostrarsi e comportarsi come un vero uomo.

4) I primi rapporti sessuali - Il percorso che conduce al rapporto sessuale è culturalmente tracciato: valori e norme comportamentali si traducono in condotte suggerite o imposte che consentono l'iniziazione secondo modalità immediate o graduali, traumatiche o tranquillizzanti.
Lo scenario ideale della cultura puritano-repressiva, che imponeva l'esperienza del primo rapporto durante la prima notte di nozze, risultava facilmente traumatica quando non si trasformava in una vera e propria violenza. Certamente più serene sono le esperienze legittimate da altri contesti culturali nei quali ai giovani sono consentiti giochi erotici che preludono al rapporto genitale e che preparano gradualmente ad esso attraverso l'esperienza di sensazioni e modalità comportamentali che aiutano ad oggettivare ed individuare il significato del proprio desiderio. Esempi di tale strategia culturale sono rappresentati dalle frequentazioni prenunziali, tacitamente ammesse dagli adulti, che non prevedevano il coito come il bundling: antica abitudine dei giovani contadini inglesi di incontrarsi, con la tacita approvazione dei genitori, nello stesso letto pur essendo solo fidanzati .
Ripercorrendo sinteticamente le vicende degli ultimi decenni notiamo che fino agli anni cinquanta la norma imponeva ad entrambi di attendere le nozze; il bacio era l'unico scambio sessuale consentito e tacitamente ci si attendeva che il giovane facesse le sue esperienze grazie a qualche amica compiacente o alla frequentazione delle prostitute. La trasgressione, che solo il matrimonio poteva far perdonare, non era di certo rara ed era prevalentemente mirata a realizzare il rapporto sessuale senza particolare attenzione al gioco erotico. La trasgressione aveva, per così dire, le sue regole: lei poteva concedersi per amore, lui poteva esercitare il suo potere; cercare nei rapporti il piacere era un aggravante mal tollerato.
Solo successivamente il piacere trovò i suoi spazi all'interno della trasgressione e si andarono diffondendo comportamenti che non impegnavano in un rapporto completo, ma consentivano egualmente un soddisfacimento sessuale. Il necking, il petting e l'heavy petting furono le modalità gioco attraverso le quali il piacere veniva reintegrato nella attività sessuale associandosi alla manifestazione affettiva e/o alla conferma della propria identità. I termini, derivati dal gergo dei giovani americani, apparvero nel rapporto Kinsey e rappresentarono il comportamento adolescenziale e preconiugale fino a tutti gli anni sessanta quando si realizzò una liberalizzazione dei costumi sessuali, che determinando una maggiore facilità di rapporto fra i giovani, consentì di abbandonare le soluzioni di compromesso. Il petting inteso come carezze amorose finalizzate al soddisfacimento sessuale, è dunque sparito, mentre i gesti erotici che lo hanno caratterizzato sono diventati parte dello scenario che prelude al primo rapporto.

Il diffondersi del rapporto sessuale completo negli adolescenti è testimoniato in maniera pressoché univoca da recenti ricerche che tra l'altro evidenziano come le modificazioni registrate negli anni settanta si sono mantenute sostanzialmente invariate fino ad oggi nonostante la comparsa dell'AIDS. L'età media del primo rapporto negli ultimi cinquant'anni si è moderatamente abbassata per gli uomini (da 19 a 17 anni) e maggiormente per le donne (da 21 a 17-18 anni), mentre la percentuale dei diciassettenni che hanno rapporti sessuali è salita per gli uomini dal 45% al 60% e per le donne dal 14% al 45%. Il primo rapporto con una prostituta nelle generazioni più anziane, raggiungeva il 20% mentre nelle più recenti tende allo zero, in genere i giovani scelgono partner coetanei o con uno scarto di uno-due anni. Le modificazioni del comportamento non sembrano essere accompagnate dal mutamento dei significati attribuiti al primo rapporto: negli USA le donne che hanno il primo rapporto per amore sono circa il doppio degli uomini; in Francia due donne su tre dichiarano di essere state molto innamorate del primo partner, ma solo un uomo su tre afferma altrettanto.
La più facile attuazione del rapporto non sembra dunque aver cambiato l'atteggiamento dei giovani che lo affrontano come una occasione di apprendimento e di affermazione di sé, mentre le giovani lo investono di particolare significato affettivo.
L'interesse sessuale per l'altro di sesso diverso si concretizza in un comportamento di ricerca, di corteggiamento e di conquista, in media attorno ai 16-17 anni per i maschi e ai 15-16 anni per le femmine. Il compiersi della crescita corporea e gli eventi intrapsichici fra i quali figurano le fantasie masturbatorie, predispongono alla ricerca dell'altro e alla eventuale formazione della coppia, ma la spinta definitiva è data dalla pressione culturale che riconosce la compiutezza dell'essere uomo o donna dalla presenza di un partner. Sul piano personale la ricerca è avvertita come una esigenza affettiva (più facilmente dalle ragazze) ed anche sessuale (più facilmente dai ragazzi), ma avere il/la ragazzo/a e potersi mostrare in coppia significa ad un tempo soddisfare il proprio narcisismo e acquisire agli occhi degli altri lo status dell'adulto. Al di là della sincerità dei sentimenti e dei desideri sessuali, l'essere insieme con offre la certezza della propria identità di genere e conferma nel gruppo il proprio ruolo di genere. Non è a caso che gli adolescenti di questi anni abbiano manifestazioni pubbliche del loro affetto o del loro stare assieme, l'abbracciarsi o il baciarsi essendo in compagnia con altre giovani coppie o per strada o in attesa dell'autobus e magari a scuola, indicano la necessità di dire al mondo e quindi a se stessi "sono un uomo", "sono una donna". Consumare le proprie espressioni d'affetto in pubblico è anche un modo per evitare di confrontarsi più direttamente con lo scambio sessuale che suscita timori sia perché consapevoli che un comportamento del genere non è condiviso dalla morale ufficiale, sia perché si tratta di qualcosa che è conosciuto, ma non ancora completamente esperito nelle sue componenti emotive e gestuali. Non solo, ma non di rado il primo rapporto è avvertito come un dovere e ad esso si accede disponendo di una relativa libertà senza tuttavia avere gli strumenti sufficienti per realizzarla.
Il desiderio per la sua realizzazione può contare a questa età solo sulle immagini fantasticate o viste e sulle informazioni derivate dal racconto dei più esperti o dalla stampa. L'esperienza erotica è ancora un mondo sul quale si può fantasticare, del quale si possono avere mappe, itinerari e indicazioni per l'uso, ma di cui non si possiedono memorie emotive e comportamentali. Il mistero con cui si presenta l'esperienza sessuale non riguarda la mancata conoscenza degli eventi che lo caratterizzano, ma la mancata esperienza degli stessi.

Le società cosiddette primitive impongono ai propri membri norme e comportamenti, ciò impedisce la libera realizzazione di sé, ma offre certezze. La costruzione dell'identità sessuale si svolge facendo seguito a progetti immutabili sanciti dalla tradizione e dal costume, che sottopongono a controllo i fattori di crescita descritti, consentendo di diventare adulti sicuri della validità del proprio stato e rassicurati dal corrispondere alla meta prevista. Al contrario, nel nostro attuale contesto culturale, l'abbandono dei modelli ha moltiplicato le possibilità di realizzazione individuale consentendo alla persona scelte che la arricchiscono. Questo non sempre avviene e la gestione casuale dei fattori di crescita rende problematica la costruzione dell'identità che viene dotata di libertà, ma non della capacità di avvalersene. La crisi adolescenziale non si presenta quindi particolarmente dolorosa poiché tutto è possibile, ma non è nemmeno risolutiva. Sembra quasi che manchi la volontà culturale di favorire il passaggio e che fra adulti e giovani si sia strutturata una sorta di tacita alleanza tesa a mantenere l'adolescente a mezza via fra colui che è stato e colui che sarà.

 

 

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