AGDI - Convegno Perugia - 5/6 Novembre 2004
Adriano Falorni
"L'ACCETTAZIONE ("compliance") DEL DIABETE NEGLI ADOLESCENTI"
Gli elementi di riferimento fondamentali che caratterizzano il diabete
mellito tipo 1, almeno per quanto riguarda lo stato attuale delle cose,
sono contrassegnati dal fatto che esso rappresenta un problema di salute
che persiste per tutta la durata della vita (salvo future variazioni derivanti
da nuove modalità terapeutiche o sostitutive), richiede un'adeguata
impostazione dell'alimentazione, controlli glicemici regolari e iniezioni
giornaliere di insulina. E' inoltre importante realizzare comportamenti
che siano soddisfacenti sotto l'aspetto motorio con l'inserimento di programmi
di adeguata attività fisica. Ne deriva che il successo di una corretta
impostazione della gestione della situazione, vista in termini medici, richiede
una corrispondente disponibilità da parte dei soggetti di adeguarsi
ai regimi, dietetico-terapeutici e di stile di vita, che peraltro sono già
di per sé problematici, non solo in termini di risultati da conseguire,
ma e soprattutto in termini di schemi comportamentali da proporre.
Non è né la sede né la situazione opportuna per disquisire
su problemi di scelte lessicali, che poi alla fine sono solo ricorso a sinonimi,
per tradurre in lingua italiana il termine di "compliance",
diffusamente adottato per indicare le finalità di questo processo
e che meglio esprime i criteri connessi con quello di accettazione. Pur
correndo il rischio di imputazione di pigrizia lessicale o di eccessivo
adeguamento alla corrente sudditanza verso il linguaggio anglosassone nell'impiego
di definizioni, che troverebbero nella nostra lingua valide e anche più
adeguate terminologie, sarà opportuno evitare simili problemi utilizzando
il suddetto termine, che ormai è in uso da troppo tempo nel linguaggio
medico corrente, per tentare proposte di terminologie più aderenti
al nostro vocabolario, che sarebbero peraltro destinate inevitabilmente
a risultare inefficaci.
Non esiste una definizione universalmente accettata di "compliance",
in parte anche perché le proposte di vario tipo avanzate nel passato
non sono state alla fine considerate soddisfacenti a rivestirne un accettabile
significato. Si è parlato di aderenza agli schemi di volta in volta
proposti dai sanitari, di cooperazione o mutualità, di "alleanza
terapeutica", e via dicendo. Più recentemente si sarebbe trovato
un più diffuso accordo nel definire la compliance un processo attivo,
intenzionale e responsabile della cura, nel contesto del quale il soggetto
si adopera per mantenere il proprio stato di salute in stretta collaborazione
e coerenza con lo staff sanitario. Si tratterebbe quindi di favorire il
concetto di un attivo coinvolgimento nell'impostazione della cura, piuttosto
che di quello di una corretta applicazione delle indicazioni mediche.
Il raggiungimento di una soddisfacente compliance è di fondamentale
importanza nella pratica medica che coinvolge gli adolescenti. Quando essa
è inadeguata comporta fra l'altro un aumento dei costi assistenziali
derivanti da una ridotta efficacia dei programmi terapeutici. Per quanto
concerne specificamente il diabete, essa è un fattore fondamentale
per realizzare il raggiungimento di una buon controllo metabolico, essenziale
per garantire un futuro che sia il più possibile esente da complicanze
invalidanti. Sotto questo profilo l'adolescenza si presenta come una fase
particolarmente critica poiché allo sviluppo puberale si associa
un incremento significativo del rischio di sviluppare complicanze microangiopatiche,
in parte per la partecipazione degli steroidi gonadici ai loro meccanismi
patogenetici oltre che a quelli regolatori del metabolismo glucidico, in
parte perché il rischio aumenta con la durata dello stato diabetico,
specialmente quando la malattia si è espressa in età prepubere,
e la realizzazione di un controllo metabolico adeguato è l'elemento
principale per la prevenzione.
Gli aspetti riguardanti lo sviluppo della personalità dell'adolescente
si inseriscono nei processi di terapia complicandoli o alterandone l'efficacia.
Durante la fase di massimo sviluppo puberale avvengono, infatti, rapidi
cambiamenti somatici. L'impegno intellettivo ed emotivo è orientato
verso una ristrutturazione della propria immagine corporea. Ne deriva che
l'accettazione, anche fisica, da parte dei coetanei assume un'importanza
determinante. Nel corso del processo dello sviluppo, il completamento dell'accrescimento
staturale e di quello fisico in genere, favoriscono nuove capacità
di prestazioni con l'acquisizione di caratteristiche sempre più simili
a quelle dell'adulto. Al tempo stesso cresce il desiderio di distaccarsi
emotivamente e psicologicamente dal controllo dei genitori. Alla fine la
consapevolezza di un nuovo ruolo, comprendente aspirazioni verso nuovi traguardi,
oltre alla costruzione di nuovi e personali schemi valutativi, caratterizzano
il progressivo passaggio verso i caratteri propri dell'età adulta.
In questo processo s'inseriscono aspetti che si traducono in comportamenti
peculiari che rendono la fase adolescenziale particolarmente rischiosa sotto
il profilo dello sviluppo di un cattivo controllo metabolico. La transizione
fra lo stato di dipendenza a quello d'indipendenza dalla famiglia e l'acquisizione
di nuovi modelli comportamentali crea il presupposto per contraddizioni
ed atteggiamenti di rifiuto nei confronti degli schemi precedentemente proposti,
fossero essi accettati o subiti. E' inevitabile che l'adolescente con diabete
sia portato a considerare i limiti reali o presunti imposti dal proprio
stato e che i problemi legati alla sua condizione divengano oggetto di conflittualità.
Tale stato di conflitto, in realtà, in linea di massima non si esercita
tanto direttamente nei confronti dello stato patologico, ma si esprime piuttosto
come rifiuto alle limitazioni da esso imposte e come esigenza di affermare
comunque una propria autonomia. A questa situazione si devono aggiungere
fattori peculiari propri dell'adolescente, caratterizzati dalla tendenza
ad assumere rischi, che è favorita anche dal senso di invulnerabilità,
dall'incapacità a rapportarsi con determinate conseguenze derivanti
da specifici comportamenti, dalla mancanza di un'adeguata percezione anche
temporale degli eventi che possono derivarne nel futuro. Quando si tenga
presente la scarsa maturazione valutativa, specialmente di quella orientata
al giudizio probabilistico che porta a sottovalutare le conseguenze delle
scelte, non sorprende l'adozione di comportamenti apparentemente irrazionali
ed autolesivi. I dati della letteratura in abbondanza dimostrano come in
ampia percentuale (fino al 50% in certe casistiche) i soggetti con diabete
in età adolescenziale cessino di rispettare le raccomandazioni fornite
e lungamente seguite in precedenza. Si riesce a dare un più chiaro
significato a questi atteggiamenti se si tengono in considerazione i sentimenti
di frustrazione, che possono sfociare in veri e propri stati di depressione,
emergenti dalla convinzione che le condizioni derivanti dallo stato diabetico
non consentiranno, in ogni caso, di realizzare proprie esigenze ed aspirazioni,
con la conseguenza di dovere subire l'impostazione di uno stile di vita
non corrispondente ai propri desideri. Ne deriva che questa convinzione
può assumere in molti casi anche il ruolo di una sorta d'alibi per
giustificare l'incapacità a realizzare progetti o prestazioni che
siano sufficientemente soddisfacenti o gratificanti.
Una scarsa compliance si manifesta attraverso varie modalità di
espressione di rifiuto o di non aderenza a tutto ciò che viene richiesto
per tenere sotto un buon controllo la condizione medica, ma non tutto è
possibile controllare o verificare dal punto di vista dei medici. La registrazione
dell'esistenza e del livello di una difettosa compliance incontrano
non lievi difficoltà nel raccogliere informazioni utili a valutare
i dati che possono essere forniti. Sono stati ampiamente utilizzati i metodi
di rilevazione che forniscono informazioni sul controllo metabolico, fra
i quali è da citare in particolare la misurazione dell'emoglobina
glicosilata, ma è ancora oggetto di discussione in quali termini
può essere utilizzato il loro reale rapporto, che pure sussiste.
Comunemente sono impiegati metodi di valutazione affidati ad interviste,
o a colloqui, ma essi offrono limiti poiché non consentono la verifica
che quanto rilevato corrisponda al reale comportamento dell'adolescente.
Essi offrono tuttavia il vantaggio di mettere in evidenza l'atteggiamento
mentale dell'adolescente nei confronti dei vari problemi riguardanti la
terapia ed il controllo metabolico, e possono consentire spunti per affrontare
discussioni sul trattamento. Per contro una diretta osservazione dei comportamenti
del ragazzo/a non è praticabile in maniera sufficientemente concreta,
poiché troppo complessa appare l'impostazione di un sistema che sia
adeguato a rilevare informazioni utili a valutare in termini attendibili
il livello della compliance.
Esistono, tuttavia, specifici atteggiamenti che assumono
talora carattere di peculiarità e sono significativamente indicativi
di scarsa compliance.
- La frequenza ed il rispetto degli appuntamenti nelle visite ambulatoriali
costituiscono un elemento di valido riferimento. E' abbastanza comune
l'osservazione della tendenza da parte dell'adolescente a ritardare le
visite o ad evitarle del tutto con il risultato di un "vuoto di rapporti"
che si riallacciano solo quando subentrano segni importanti, o ritenuti
tali, che suscitano preoccupazione per lo stato di salute.
- Nel campo delle anomalie comportamentali si riscontra trascuratezza
nell'adozione delle misure di prevenzione o dell'esecuzione dei controlli
glicemici. Così l'adolescente spesso si presenta alla visita privo
dei canonici quaderni delle glicemia, che sono "dimenticati a casa".
In molti casi si riscontra eccessiva autoindulgenza verso comportamenti
sconsigliati o decisamente negativi quali il fumo, l'uso di alcolici,
od altro. La tendenza a ridurre la partecipazione ad attività sportive,
specie se in precedenza assiduamente frequentate, e quindi lo sviluppo
di un atteggiamento di sedentarietà, è un altro indice di
riduzione della compliance e della manifestazione di atteggiamenti psicologici
negativi.
- Una delle anomalie più gravi che gli adolescenti con diabete
tendono a adottare è il non rispetto della regolarità delle
somministrazioni di insulina. Ciò deriva da varie motivazioni di
ordine psicologico, quali arrivare alla conclusione che le indicazioni
fornite dai sanitari sono eccessive se non addirittura errate. In altri
casi si sviluppa la convinzione che la mancata somministrazione non comporti
in fondo alcun danno evidente, supportata dall'assenza di un'evidente
immediata sintomatologia. Non ultima causa è quella di una ridotta
autostima derivante dalla sensazione che la necessità di somministrarsi
l'insulina rende l'adolescente un "diverso" nei confronti degli
propri coetanei.
- Un aspetto importante è l'insorgenza di disordini del comportamento
alimentare. Essi riguardano in larga prevalenza le ragazze, ma sono osservabili
pure negli adolescenti di sesso maschile, anche se in questo caso sono
provocati da motivazioni differenti, legate piuttosto alla volontà
di trasgressione, di autonomia, o di identificazione con le indicazioni
derivanti dagli atteggiamenti dei componenti del "gruppo". Sono
processi mentali che si rapportano in linea di massima con le consuete
reazioni tipicamente adolescenziali. Nelle ragazze le motivazioni che
intervengono sono differenti e in larga misura sono dello stesso tipo
di quelle che provocano l'insorgenza dei disordini del comportamento alimentare
nella popolazione generale. In questo caso l'argomento appare più
complesso e delicato e si affianca all'osservazione di una prevalenza
elevata dei disordini del comportamento alimentare che risulta variare
dall'1 al 3% della popolazione di riferimento. Sebbene la prevalenza di
questa condizione appaia assai più variabile fra le ragazze con
diabete, molto elevata si ritiene che sia quella delle forme subcliniche,
non facilmente identificabili. Nella patogenesi di questi comportamenti
si inserisce un aspetto della costruzione della personalità dell'adolescente
indicata come "controllo personale". La sensazione di esercitare
un controllo personale è indicata come la misura della capacità
di controllare ciò che l'adolescente desidera realizzare. Essa
gioca un ruolo critico nei processi emozionali, comportamentali e di motivazione.
Un senso di controllo è associato con uno stato di benessere fisico
e psichico, mentre un difettoso controllo è percepito come uno
stato di patologia. Un insoddisfacente senso di controllo personale è
descritto nelle ragazze con disordini del comportamento alimentare. Ne
deriva che la condizione diabetica s'inserisce in questi meccanismi alterandone
sensibilmente la dinamica. Uno studio condotto su donne diabetiche adulte
ha messo chiaramente in evidenza come un buon controllo metabolico si
associava a un buon senso di controllo personale, che era invece assente
in quelle con controllo metabolico difettoso. Il senso di controllo personale
svolge un ruolo importante nell'adolescente che deve confrontarsi con
le proprie modificazioni corporee indotte dallo sviluppo puberale. Le
reazioni derivano dalla sensazione che questo ultimo, insieme al diabete,
sottraggano la capacità del proprio controllo personale. Ne derivano
reazioni che si riflettono sui rapporti con il cibo, fornendo inoltre
motivazioni aggiuntive per evitare le somministrazioni di insulina con
lo scopo di frenare la tendenza all'eccesso di sviluppo di tessuto adiposo,
specialmente in determinate zone del proprio corpo.
Nell'impostazione dei criteri più adeguati per affrontare il tema
della correzione della scarsa compliance le indicazioni che possono derivare
da un esame di quanto riferito in letteratura mettono di fronte a opinioni
e dati controversi. In linea generale si riscontra concordanza nel rilevare
che la compliance da parte dell'adolescente nei confronti di patologie croniche
è legata prevalentemente a fattori di ordine psico-sociale piuttosto
che a quelli di ordine metabolico o ambientale. Il supporto della famiglia,
dei coetanei e dello staff medico sono essenziali nel favorire lo sviluppo
della compliance. Importante è il coinvolgimento dell'adolescente
nel pianificare i suoi schemi di terapia e di comportamento per realizzare
un buon controllo metabolico. Naturalmente le famiglie svolgono un ruolo
primario. Vari studi riportano risultati positivi dall'adozione di schemi
di terapia familiare tesi a sviluppare una maggiore comunicazione e la soluzione
o l'attenuazione dei conflitti. Ma importante è l'aiuto che può
essere fornito dagli amici e dai coetanei in genere, fornendo un supporto
emozionale di notevole valore attraverso la dimostrazione della accettazione
da parte loro dell'amico e dei problemi ed i limiti che il diabete gli impone.
Un supporto importante sotto il profilo dei risultati anche sotto il profilo
puramente clinico è fornito dallo scambio fra adolescenti con diabete
di informazioni, di idee, di opinioni, di esperienze, che aiutano a ridurre
il senso di isolamento. Ne deriva l'utilità del ricorso a iniziative
che, attraverso le opportunità pratiche fornite dalla formazione
di gruppi e da incontri consentano e sviluppino i rapporti fra gli adolescenti
con diabete.
Il ruolo dello staff medico si articola attraverso
numerose forme di intervento.
- Sotto questo profilo appare ovvio porre l'accento sul fatto che una
buona conoscenza sugli aspetti tecnici del diabete, sebbene fondamentale,
non può essere considerata sufficiente per prevenire un difettoso
controllo metabolico. D'altra parte è ormai un dato stabilito che
il controllo metabolico, quale è espresso dai valori glicemici
e dall'emoglobina glicosilata, che sono peraltro importanti quali elementi
di valutazione, non è di per sé sufficiente per la prevenzione
delle complicanze, allo sviluppo delle quali partecipano altre componenti
quali il tipo di alimentazione con le diversità di apporti di proteine
e grassi, l'attività motoria, l'uso di sostanze voluttuarie (fumo,
alcool, ecc), gli stati psicologici, il controllo dei valori della pressione
arteriosa, e cosi via. Ne deriva che la funzione del medico non può
esaurirsi nel fornire solo informazioni ed indicazioni sui modi di esecuzione
dei controlli e della somministrazione di insulina.
- E' importante che il medico cerchi un giusto equilibrio fra la presentazione
dei rischi derivanti da una cattiva gestione della malattia e un atteggiamento
teso a sviluppare un senso di "normale potenzialità"
nel realizzare aspirazioni al raggiungimento di risultati e di traguardi
oltre a prospettive sufficientemente serene sul futuro di salute.
- Il medico deve tenere presente che da parte del ragazzo/a è assai
probabile un'incompleta sincerità nei riferimenti del suo stato
e dei suoi dati metabolici e che in molti casi ciò che viene riferito
corrisponde ai comportamenti ed ai risultati che il ragazzo/a ritiene
siano attesi da lui, più che alla reale situazione. L'errore di
mostrare scarsa fiducia nel corso delle interviste comporta inevitabilmente
l'insorgenza di stati di conflitto e di rifiuto di quel minimo di confidenza
che un adolescente con diabete dovrebbe avere nei confronti del medico.
- L'incoraggiamento, la valorizzazione e l'aiuto a realizzare un buon
livello di autostima sono fondamentali nel lavoro di sostegno psicologico
da parte dei sanitari.
- Con gli adolescenti più giovani è preferibile ricorrere
ad argomenti concreti evitando di scivolare in discussioni riguardanti
concetti astratti, ed in conferenze di carattere intellettuale nel rapporto
medico-paziente.
- Chiedendo al ragazzo/a di ripetere le istruzioni potrebbe essere utile
al medico per rendersi conto di quanto le indicazioni fornite siano state
ben comprese. Sotto quest'aspetto un aiuto significativo potrebbe derivare
da personale specificamente addestrato (quali assistenti sanitarie, quando
siano disponibili!) che a distanza di qualche giorno dalla visita ambulatoriale
effettui una visita domiciliare con lo scopo di verificare le applicazioni
delle indicazioni fornite e dare un supporto aggiuntivo atto ad intensificare
l'efficacia delle raccomandazioni.
- Poiché l'autostima e l'esigenza di realizzare una soddisfacente
libertà influenzano sensibilmente lo sviluppo di una buona compliance,
è opportuno insistere nel proporre l'adozione di un'autonoma gestione
delle proprie condizioni, sia sotto il profilo delle scelte alimentari,
sia sotto quello del controllo metabolico e della stessa terapia. E' utile
che dall'esame della situazione, discussa e negoziata con l'adolescente,
specie se di età medio-alta, emerga la sollecitazione ad assumere
da parte dei genitori un atteggiamento di collaborazione nel rendere più
reale la autonomia e di conseguenza nello sviluppare la autostima dell'adolescente.
- Il ruolo assunto dal medico nei confronti dei bambini con diabete in
età prepubere riflette inevitabilmente i suoi effetti nei successivi
rapporti in età adolescenziale. Sarebbe pertanto opportuno riuscire
ad evitare o per lo meno a limitare di valorizzare il carattere di "figura
genitoriale" che il Pediatra tende inevitabilmente ad assumere, con
il risultato di essere coinvolto nelle reazioni di rifiuto da parte dell'adolescente.
- In questo contesto si inserisce la ricerca di un giusto equilibrio fra
la necessità di privilegiare l'importanza dei livelli glicemici
e un atteggiamento educativo teso a limitare direttive che impongano un
eccessivo rigore dello stile di vita, che a sua volta può rappresentare
un presupposto negativo per la futura compliance in età adolescenziale.
E' questo un problema di difficile impostazione dal momento che ancora
mancano chiari e definitivi dati sul ruolo di un difettoso controllo metabolico
in età prepubere nei meccanismi che portano alla comparsa delle
complicanze a distanza. Recentemente, l'American Diabetes Association
ha fornito linee guida per la terapia del diabete in soggetti in età
evolutiva con più di sette anni, indicando programmi di trattamento
intensivo. Nella pratica medica queste indicazioni propongono l'applicazione
di protocolli che risultano particolarmente complessi ed impegnativi specie
per i soggetti in età adolescenziale. E' ancora sotto indagine
l'impatto e gli effetti di ordine psicologico che potranno derivare da
queste proposte.
- Il medico, infine, dovrebbe tenere presente che la mancanza di modelli
ben definiti, concordati ed uniformemente accettati, favorisce inevitabilmente
la tendenza spontanea ad inserire nelle indicazioni e nei consigli i propri
modelli di stile di vita derivanti dalle caratteristiche della sua personalità,
dal suo modo di giudicare i diversi aspetti dell'esistenza, dalla sua
cultura, dalla sua interpretazione delle istanze morali e in genere dalle
proprie scelte. La consapevolezza di tutto questo dovrebbe pertanto consigliare
al medico un atteggiamento sufficientemente autocritico onde proporre
soluzioni che siano più adeguate al carattere dell'adolescente
piuttosto che in armonia con la propria personalità.
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