AGDI - Convegno Perugia - 5/6 Novembre 2004
Giovanni De Giorgi:
"
L'EDUCAZIONE SANITARIA COME ELEMENTO FONDAMENTALE PER L'AUTOCONTROLLO
DEL BAMBINO DIABETICO"
In tutte le malattie a decorso cronico, e quindi anche nel
diabete mellito, il saper conoscere perfettamente la natura della propria
malattia ed i mezzi per poterla controllare nel miglior modo possibile, è
sicuramente il mezzo più giusto per gestire al meglio nel tempo la
propria condizione di salute.
Educazione, in questo caso, vuol dire conoscenza. L'educazione sanitaria dovrebbe
permettere al paziente di acquisire e di conservare le capacità e le
competenze che lo aiutano a vivere in maniera ottimale la sua vita con la
malattia. Si tratta quindi di un processo permanente integrato alle cure e
centrato sul paziente. Implica attività organizzate di sensibilizzazione,
di informazione, di apprendimento dell'autogestione, di sostegno psicologico
riguardo la malattia, il trattamento prescritto, le cure, il quadro ospedaliero,
le informazioni per l'organizzazione e per i comportamenti di salute e di
malattia. L'educazione sanitaria, infine, mira ad aiutare i pazienti ed i
loro familiari a comprendere la malattia ed il trattamento, a collaborare
col team curante, a vivere in maniera più sana e a conservare o migliorare
la qualità della loro vita.
Per autocontrollo si intende comunemente la capacità del soggetto con
diabete, e, nel nostro caso, dei suoi genitori, di rilevare dati quanto più
obiettivi e sistemici sull'andamento dei parametri di controllo della malattia,
in particolare la glicemia, di elaborarli insieme agli altri elementi responsabili
del buon equilibrio metabolico (dieta, attività fisica, ecc), in modo
da poter adattare il trattamento con l'obiettivo di raggiungere e mantenere
valori di HbA1c normali. I genitori esperti devono, inoltre, evitare e comunque
riconoscere le ipoglicemie, gestire le emergenze, conoscere bene il bambino
con diabete ed insegnargli a conoscersi.
L'educazione sanitaria al perfetto autocontrollo è la chiave di volta
indispensabile per la gestione del diabete, e questo forse ha più significato
se si tratta di un bambino col diabete insulino-dipendente. Il DDCT (Diabetes
Control and Complications Trial) ha chiaramente dimostrato che un accurato
controllo metabolico riduce le complicanze microvascolari, che per ottenere
un ottimale controllo è necessaria una efficace autogestione del diabete
e che quest'ultima richiede alti livelli di educazione sanitaria. Ai tre mezzi
terapeutici classicamente riconosciuti come basilari per il trattamento del
diabete : alimentazione, esercizio fisico e terapia insulinica , si deve quindi
aggiungere l'educazione all'autocontrollo. L'Organizzazione Mondiale della
Sanità ha recentemente definito l'educazione sanitaria nella gestione
del diabete: " E' una pietra angolare della terapia diabetologica e di
importanza vitale per l'integrazione del diabetico nella società ".
I benefici che la pratica dell'educazione sanitaria ha portato in diabetologia
pediatrica sono molteplici: il bambino acquista una autonomia terapeutica
con miglioramento della qualità della vita conquistata rendendola più
produttiva ed utile a se stesso e agli altri; si ottiene una più efficace
prevenzione delle complicanze croniche; si dimostra un contenimento dei costi
assistenziali (risultato interessante in tempi di vacche magre). Tutto questo
ci dice perché educare, ma ora chiediamoci: chi educare? I bambini
e gli adolescenti con diabete, i loro genitori e coloro che in genere si prendono
cura di loro devono tutti avere la possibilità di essere inclusi in
un programma educativo. Ma d'altra parte educatori non ci si improvvisa. E'
fondamentale che l'equipe destinata all'insegnamento (pediatri diabetologi,
psicologi, infermieri, dietologi ecc.) segua periodicamente corsi di aggiornamento
sull'educazione al diabete e sui metodi di insegnamento e che l'orientamento
didattico-educazionale sia univoco al fine di evitare confusioni o nozioni
contraddittorie che sarebbero destruenti per chi deve gestire cronicamente
la propria salute.
Si devono insegnare cose semplici, proporzionate alla capacità di assimilazione
da parte del giovane e dei suoi familiari. Prima ancora di essere istruiti
i genitori devono essere informati su ciò che accade dal momento dell'insorgenza
della malattia, periodo assai "delicato" che lascia poi il segno
di se per tutta la vita. Per questo all'esordio è bene trasmettere
conoscenze di base, riservandosi di passare ad una educazione continua quando
la componente emozionale avrà ceduto il posto ad una componente più
razionale.
A seconda delle varie età pediatriche l'istruzione dovrà essere
differenziata quanto meno in tre grosse categorie: Bambini della prima infanzia,
bambini in età scolare ed adolescenti.
I bambini più piccoli sono totalmente dipendenti dai genitori, in genere
la madre, e dagli operatori sanitari. L'imprevedibilità sia dell'assunzione
di cibo che dell'attività fisica giocano un ruolo importante nel programma
educazionale di queste famiglie; ed essendo l'ipoglicemia comunemente presente
e teoricamente più grave in questa fascia di età, l'istruzione
su prevenzione, riconoscimento e gestione dell'ipoglicemia rappresenta una
priorità.
Per i bambini in età scolare ci si deve adoperare perché imparino
a migliorare la propria capacità nella pratica quotidiana delle iniezioni
di insulina e dei controlli glicemici in modo da rendersi al più presto
autonomi. Imparare a riconoscere i sintomi dell'ipoglicemia e comprendere
il significato dell'autogestione. Adattare il diabete ai programmi scolastici
(e non il contrario). Consigliare i genitori sul graduale sviluppo dell'indipendenza
dal bambino.
L'educazione sanitaria all'adolescente con diabete richiede, forse più
che in altre fasce di età, la competenza dello psicologo del team curante.
Si deve promuovere l'indipendenza e l'autogestione responsabile rapportandole
al livello di maturità del ragazzo, discutere con lui dei conflitti
emozionali e generazionali, insegnare come gestire sconsideratezze alimentari,
malattie intercorrenti, ipoglicemie ed attività ludico-sportive. Prevedere
obiettivi e priorità ed assicurarsi che l'adolescente li abbia capiti
ed accettati. Sviluppare strategie per programmare insieme a lui il passaggio
alla struttura di cura dell'adulto.
Il team ideale del Servizio di Diabetologia Pediatrica composto oltre che
dal pediatra diabetologo, dallo psicologo, dall'infermiera e la dietista,
dovrebbe comprendere anche il rappresentante dei genitori ed eventualmente
anche un giovane con diabete con funzione di "tutor"che guidi il
giovane suo coetaneo ed anche il team tutto in modo da rendere l'insegnamento
più mirato ad ottenere i risultati attesi.
L'educazione sanitaria deve però essere un processo continuo e deve
essere affiancata da un costante apprendimento.
Un'educazione efficace non insegna solo nozioni, ma deve aiutare a motivare
il giovane ad usare le sue conoscenze e le sue abilità pratiche per
risolvere i problemi e per raggiungere una corretta autogestione.
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